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martedì, 27 giugno 2006

Stessa spiaggia... stessa melma

Cosa penseranno i Nostri dipendenti-amministratori del Nostro mare? Questa domanda, che può sembrare forse assurda, è importante, invece, per capire i pensieri ed anche la psiche dei Nostri dipendenti-(vedi sopra)-amministratori. Penseranno che la popolazione è pazza a pensare di poter avere una litoranea degna di questo nome, illuminata, sicura e raggiungibile, magari peure con una spiaggia comunale(!), quindi pubblica(!!), attrezzata e pulita ed addirittura un mare, non dico caraibico, per carità, quantomeno balneabile e di un azzurro decente, insomma. Penseranno: "che sciocchi! C'è Agropoli così vicino e S.Maria, Acciaroli, Palinuro " penseranno... "quindi perchè pretendere certe cose... Ingordi battipagliesi." Bhe se è questo che pensano, li inviterei garbatamente, quantomeno, a cambiare mestiere, ovviamente passando prima per quel posto che, per una questione di stile, non mensionerò!






A chi, poi, e ce ne saranno, in campagna elettorale vi parlerà di voler creare la Rimini del sud, la Saint Tropez della Piana de Sele, fatemi una cortesia, mandatelo a fare... i voti da un'altra parte, sempre prima facendolo passare un paio di volte per il posto di cui sopra. Io, in quanto cittadino militante di questa città, vorrei che il nostro mare fosse nulla di più che un Mare, vorrei preoccuparmi solo dei morsi dei granchi quando mio figlio si bagnerà i piedini e non di una puntura di siringa Hiv positiva, o del morso di un topo dalle dimensioni del mio cane. Vorrei poter scendere di sera e raggiungere i locali e le spiagge della mia città, senza il rischio di restarci secco ad ogni incrocio-nonilluminato-dissestato-pocoasfaltato delle due strade che portano al mare,.  
E invece no, lo so, è chiedere troppo.






I nostri dipendenti penseranno (oltre a quello che pensano già e cioè: comunista-mangiatoredibambini-contrarioalprogresso-comunista-liberticida-comunista-amicodeigiudici-comunista-politicizzatiepazzi) che io sia un sognatore, un utopista ed ovviamente un comunista (chissà perchè poi...). Cari dipendenti, vi faccio una proposta. Pensateci su. Vendiamoci la fascia costiera, chessò a Bellizzi. Un tot a metroquadro ed al mare andremo in terra bellizzese.






Così ci facciamo una cosarella di soldi e allo stesso tempo forse anche un bagno in un mare decente... 






Non ci resta che piangere fratelli... e vomitare!!!

postato da: TheTripper alle ore giugno 27, 2006 20:42 | link | commenti (1)
categorie: politica, società, vomitevole
sabato, 24 giugno 2006

Votiamo NO

Il nostro è un Paese giovane, troppo giovane,  almeno dal punto di vista strettamente politico.
Renderlo unito non è stato facile, forse completamente  unito non lo è ancora, ma certamente il Risorgimento e la Resistenza ci hanno permesso di avere una Nazione degna di tal nome.
Il filo rosso che collega i due eventi, basato sull'unità e sulla solidarietà nazionale vuole essere distrutto col voto di domani.

In particolare gli ideali della Resistenza, calati nella nostra Costituzione, vengono messi in discussione con una manovra subdola,  pregna di secessionismo leghista e post-fascismo p2-ista.
I compagni partigiani, per difendere la Patria, imbracciarono le armi; domani faremo anche noi lo stesso, solo che la nostra arma sarà una matita indelebile del ministero.

Votiamo NO, facciamolo per loro



postato da: NichelCadmio alle ore giugno 24, 2006 11:19 | link | commenti (1)
categorie: politica, referendum

NO - E' per il nostro futuro

postato da: NichelCadmio alle ore giugno 24, 2006 10:43 | link | commenti (1)
categorie: politica, referendum
venerdì, 23 giugno 2006

Come Guantanamo...

dal Blog di Beppe Grillo...


A Milano sta succedendo una cosa eccezionale, mai vista in Italia. Finalmente chi sbaglia, paga.
Venticinque pericolosi terroristi che hanno messo a ferro e a fuoco corso Buenos Aires, spaventando negozianti e passanti e bruciando qualche macchina per protestare contro una manifestazione fascista autorizzata, marciscono in galera. Sono ragazzi e ragazze, ma è meglio così, è alla loro età che si raddrizzano le persone. Sono tre mesi che li tengono dentro a San Vittore senza processo. I padri e le madri dei detenuti hanno sfilato a Milano sabato scorso con uno striscione: “Ridate la libertà ai nostri figli e alle nostre figlie”. Insieme a loro c’erano anche altre 5.000 persone, tra cui Don Gallo e Dario Fo che ha dichiarato: “I ragazzi sono in carcere senza prove, gran parte di loro non ha fatto nulla, si è trovata nel mucchio. Questa è giustizia di classe e tanta severità si spiega solo con la volontà di castigare chi manifesta”. Meglio.
Così capiscono che in Italia protestare è un reato, mentre delinquere invece è un fatto normale, anche ben remunerato dal potere.
Pensando a questi ragazzi mi vengono in mente, non so perchè, i nostri venti deputati condannati in via definitiva.
Mi viene in mente Previti condannato a sei anni e che è rimasto in carcere un paio di giorni. Due giorni per corruzione di giudici conto terzi. Se bruciava una macchina gli facevano una multa. Un signore che passeggia sul Lungotevere tutti i giorni con una scorta pagata dalle nostre tasse. E a che serve la scorta? A proteggere noi da lui? I ragazzi dentro e lui fuori.
Non vi sembra uno scandalo? E’ uno scandalo. Intervenga Prodi, i ragazzi hanno già pagato con tre mesi. I politici, i prescritti, i collusi con la mafia non pagano mai. E’ uno schifo, il governo se ne renda conto.
Chiediamo il rilascio dei ragazzi inviando una mail a Romano Prodi.

postato da: TheTripper alle ore giugno 23, 2006 11:05 | link | commenti
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mercoledì, 21 giugno 2006

Lo spettacolo deve cominciare!

Nello scorso week-end main-events del tipo "Festa dei giovani comunisti" e "Festa della Ciclolonga 2006" hanno causato lo scapriamento di molte timide pecorelle battipagliesi! Gente scorazzante nei pascoli grigi di Battipaglia town si guardava intorno con la curiosità sbalordita di chi sta contemplando un alieno con 3 cazzi copulare con Cicciolina! Cosa c'è, gente? Cosa vi ha condotti a portare il vostro culo perennemente violato(parlo metaforicamente...per alcuni!) fuori dalle vostro tane dopo un lungo inverno sociale? No! Spero non sia stato il caldo afoso! No!!! Che atroce sospetto!...Non può essere! Voglio, con un'impennata d'incoscienza ottimistica,crerdere che il selvaggio gregge sia stato stanato dalla musica,dalle luci,dagli spettacolini artigianali che hanno comunque animato le scorse serate! Un plauso,( non completamente indotto da legami peronali!),lo rivolgerei alle associazioni "Tavole Polverose" ed "Alchimia"! Lo stesso pezzo di Biagio Izzo( che dubito rivedremo in prima serata su Rai1!) ha comunque intrattenuto e divertito! Allora rivolgo ai gruppi artistico-culturali di Battipagli town un implorante appello: che si organizzino con più assiduità eventi spettacolari di piazza! Chissà che non si riaccenda così la fiamma della vita, dell'intelletto,della cultura e della socializzazione in mezzo alla Piana Piatta del Sele! Per ora vomitare e sovvertire restano le istruzioni base! Vi amo...
postato da: SognoRosso alle ore giugno 21, 2006 16:39 | link | commenti
categorie: società, scossa
martedì, 20 giugno 2006

Niente soldati, niente petrolio

Questa, in sintesi, la situazione intorno al ritiro delle nostre truppe dall’Iraq, stando alle notizie dei vari telegiornali delle ultime ore. Gli alleati hanno fatto sapere che il nostro ritiro dall’Iraq potrebbe avere conseguenze negative per l’Eni nel mercato petrolifero irakeno. Traducendo dal diplomatico-politichese il significato è chiaro: chi porta truppe estrae petrolio. E allora si può capire facilmente il significato delle parole del nostro governo: “ritirarsi senza irritare gli alleati.” Anche qui, traducendo, il significato è chiaro: accontentiamo i pacifisti senza rinunciare all’accesso al petrolio, cosa che disturberebbe molto alcuni interessi molto grandi.

Questa situazione per me era chiara fin dall’inizio ma credo che siano ancora molte le persone che non avevano ben capito il legame tra i nostri caduti e il petrolio.

Certamente, i nostri soldati hanno svolto e stanno svolgendo un grande ruolo nella pacificazione di un’area martoriata, prima dalla dittatura e oggi da terrorismo e sprazzi di guerra civile. I nostri soldati hanno addestrato le forze di polizia, hanno curato malati nel nostro ospedale da campo e hanno svolto pattugliamenti e controllo del territorio. Tutte azioni lodevoli e volte a consolidare la pace; ma resta comunque quel particolare effetto collaterale per il quale i paesi che hanno contribuito con le proprie truppe spartiranno la ricca torta petrolifera. Forse sarà un caso ma i paesi che si sono opposti all’iniziativa statunitense erano quelli che prima della guerra avevano le fette più grosse nell’estrazione di petrolio dall’Iraq: Russia, Francia, Germania. E allora diventa difficile stabilire se sia più deplorevole l’azione degli Stati Uniti, che hanno comunque rovesciato una dittatura sanguinaria, o quello di paesi che celavano dietro il pacifismo il mantenimento di un vantaggioso status quo, che comprendeva anche quella dittatura.

Comunque la si guardi è sempre una brutta storia; in entrambe le situazioni, prima o dopo la guerra, si barattano vite umane per il petrolio. All’epoca di Saddam Hussein i morti erano gli oppositori del regime e i curdi, questi ultimi vittime di vere e proprie azioni di genocidio; il petrolio andava a Francia, Russia e Germania.
Dopo l’attacco, i morti sono irakeni, americani, inglesi, italiani e di tutti gli altri contingenti che hanno partecipato; il petrolio verrà spartito tra Stati Uniti, Inghilterra, Italia e gli altri partecipanti in basse all’impegno profuso nella missione (leggasi morti).

La decisione non è affatto facile: acquistare il petrolio pagandolo un po’ in dollari e un po’ in vite umane; oppure pagarlo solo in dollari. L’Italia dipende in larga parte dal petrolio prodotto all’estero per il suo fabbisogno energetico.

postato da: talebano alle ore giugno 20, 2006 15:21 | link | commenti (1)
categorie: società
lunedì, 19 giugno 2006

Hola PueBlog,

aggiate pacienza, è il mio primo post in assoluto, commetterò certamente qualche errore ma m'impegnerò per migliorare. D'altra parte quel "68" che ho nel nick non è nè il mio civico nè la taglia del cappello: il che significa che con l'informatica ci ho potuto familiarizzare relativamente tardi (cioè, per dire: quand'avevo vent'anni io spopolavano il Commodore e l'M24).

Eh si: più che "dal basso", io appartengo alla Battipaglia "dei bassi" (nel senso che, almeno in altezza, lo spread fra le due ultime generazioni ha contato una decina di centimetri supierchi, per cui mia nipote sedicenne rasenta il metro e ottanta, e non ci si scambia auguri se non c'è un gradino nei dintorni).

Comunque: complimenti, ragazzi. C'è mancato poco che non cominciassi a parlare come mio padre (altri tempi, viva il twist, Rita Pavone for president), ma per fortuna fate venire fuori l'altra Battipaglia, quella che non ha bisogno di esibirsi a rutti e 'ncapate nelle varie piazzette, che dialoga senza i vari "paria' loffio" o "purta' fenuto", e a cui puoi chiedere chi è il Presidente della Repubblica senza che ti rispondano: "...Andreotti?".

Mi faccio vivo presto, per il momento vi lascio con un'osservazione di mia figlia (12 anni): "questa è l'unica città in cui gli idioti vogliono avere ragione solo perché sono in maggioranza"....!!!

postato da: dago68 alle ore giugno 19, 2006 14:57 | link | commenti
categorie: esordio

Recensioni...

Ponti di Ferro. Quanto vive un rimorso?


(Ernesto Giacomino – 2006. Ed. De Ferrari. 145 pp. 10 )


 



Uno strano percorso. Una Storia che vi getterà nell’angoscia. Così in quarta di copertina Daniele G. Genova, uno dei maestri del noir italiano, definisce il romanzo dello scrittore battipagliese.


Al suo secondo romanzo, dopo il debutto nel 2003 con l’apprezzato (da pubblico e critica) D’istinto Distante (Ed. Allori), l’autore si lancia in una storia che lascia di sasso, dove i protagonisti vivono la loro vita con un piede nella quotidianità e con l’altro in una visione parallela, sicuramente salvifica.


Il Protagonista, Priapo De Renzi, che impareremo a conoscere per davvero solo nelle ultime avvincenti pagine, vive un matrimonio ormai fermo su un binario morto, con la consapevolezza che gli anni migliori sono ormai alle spalle ma con la voglia esasperante di completare il quadro, lasciato a metà, della sua giovinezza ed al contempo di rimuovere per sempre un passato che ha troppi buchi neri.


Il tentativo di fuggire dalla sua quotidianità, da un lavoro diventato, ormai, un semplice tran tran giornaliero, in cui si ripetono gli stessi gesti, le stesse parole vacue, gli stessi sorrisi falsi, si scontra col suo passato di ricordi e sensi di colpa da cui vorrebbe liberarsi, ma che non gli danno tregua. L’evasione dura il tempo d’un rimorso. Un rimorso, che è, probabilmente, la vera cosa che gli soffoca il cuore.


Priapo vive in un mondo che si è creato con la sua fantasia, per sfuggire alla sua piatta esistenza, dove le poche persone che lo amano ne assecondano i folli voli pindarici.


Caterina, la moglie, Serena l’amante, due donne, due rivali, che segnano il destino di Priapo in un turbinio d’emozioni e verità celate, che nel finale cadranno e si ricomporranno per creare uno scenario tetro, angosciante, ma liberatorio per la coscienza, macchiata indelebilmente, del protagonista.


I lettori impareranno presto ad affezionarsi  a Priapo, a condividerne i pensieri e le voglie, ad immedesimarsi finalmente in lui.


Priapo, che prende il nome dal Dio greco della fecondità e della forza generativa maschile, nella nostra storia possiede tutti i crismi del trentenne moderno, braccato da una vita che lui stesso si è confezionato addosso (il matrimonio, i figli, il lavoro), ma che lo rende terribilmente infelice e solo, schiacciato dalle responsabilità e dalle aspettative. Costretto a vivere la vita d’un altro, che nemmeno conosce, ma che alla fine risulta essere la proiezione di sé stesso.


Il romanzo nello stile riproduce sensibilmente l’Ernesto Giacomino giornalista satirico de “Il Castello di Vetro” dove scrive da anni sotto lo pseudonimo di “Geco”. Lo si rileva nella struttura, nel sarcasmo, nell’ivettiva pungente e smisurata, che conferiscono al romanzo un tocco di agilità difficilmente rintracciabile in altri autori contemporanei.


In definitiva, come lo stesso Giacomino conclude, questo romanzo è, e lo sarà anche per il lettori, un ponte di ferro, per attraversare i vuoti dell’anima.


 


postato da: TheTripper alle ore giugno 19, 2006 14:56 | link | commenti
categorie: recensioni
venerdì, 16 giugno 2006

Il nostro passato...

... così diverso dal nostro presente?

Nell'Aprile del 69: Gravi incidenti a Battipaglia. Invece di costruire stabilimenti e macchine si chiudono perfino le aziende storiche che ci sono già, come la manifattura di tabacchi e lo zuccherificio. Per il paese e' una tragedia, meta' della popolazione vive su queste due fabbriche, sulle coltivazioni e sull'indotto; scende in piazza inviperita, blocca ferrovie, strade e autostrade, dalle 17 alle 22 la citta' e' in mano a tremila dimostranti, che devastano la stazione, incendiano il municipio, danno fuoco a duecento auto e poi assediano il commissariato.
Lo scontro con le forze dell'ordine e' drammatico, poi l'assedio dei dimostranti diventa un attacco, e la polizia perde la testa e spara sulla folla. A notte alta si conclude un dramma, 200 feriti fra i dimostranti, 100 nella polizia, e una professoressa e uno studente uccisi.
Temendo una insurrezione generale tutti sono presi dal panico; viene subito firmata la riapertura delle due aziende.

Nel Giungno del 2006: i dipendenti dell'Azienda Speciale Alba Nuova stanchi di promesse disattese, rischi continui di licenziamenti e minacce di scioglimento, manifestano davanti al comune e sfondando le porte d'ingresso feriscono lievemente 2 vigili urbani e costringono le autorità ad ascoltare le proprie istanze. Gli artefici della crisi dell'azienda, invece, dormono tra due guanciali. Hanno spremuto Alba Nuova fino all'osso, nominando consiglieri d'amministrazione gente con la terza media serale che però eran figli di amici (per la serie: pure loro devono campare), fottendosene delle avvisaglie di crisi ma assumendo sempre e comunque persone che come uniche referenze avevano quelle dell'ufficio elettorale (questo è uno che vota) e quello dell'ufficio anagrafe (e tiene pure 'na bella famiglia grossa!!!).

Siamo vicini ai dipendenti e gli consigliamo vivamente di cominciare da questi due...Fernando Zara e Alfredo Liguori.

postato da: TheTripper alle ore giugno 16, 2006 11:07 | link | commenti (1)
categorie: società
martedì, 13 giugno 2006

Dio salvi Battipaglia dalla monnezza!

Della ridente Battipaglia che fu, un ricordo sempre più sbiadito! Ridente...Battipaglia...scusatemi! Faccio sempre confusione coi processi logici dell'associazione di idee:"ridente" e "Battipaglia" sono concetti che stridono maledettamente! Tuttavia la scena che mio malgrado ho contemplato ieri mattina mi ha mosso, interiormente,sbigottimento misto ad indignazione(anzi credo che fosse proprio incazzamento!):una giovane donna rom che faceva oculatamente "shopping" tra un cumulo di monnezza! Proprio così! La donna,con la bonarietà di una diligente massaia di inizio Novecento,sceglieva con sagacia la monnezza più "conveniente" da portare a casa;ignara della disperazione e della stortura intrinseca di quel gesto! Batttipaglia town  si avvia evidentemente a diventare una cazzo di "monnezzopoli" la cui economia poggia le sue basi più solide sulla monnezza! Nessuno ci da una fottuta spiegazione pubblica sul perchè,ad ogni metro di Battipaglia town,ci si imbatte in fetide masse di rifiuti "consumistici"! "Alba Nuova" ha intrapreso il Viale del Tramonto"? Bè,farebbe bene ad intraprendere anche il Viale della Libertà che è pieno di merda! Chiaramente, solidarietà agli operai e alle loro dimostranze ed un 'fanculo sentito ai dirigenti della sconfortante ed inefficiente azienda! Compagni e fratelli sognorossiani,vomitare e sovvertire...poi si vedrà! Vi amo...
postato da: SognoRosso alle ore giugno 13, 2006 14:15 | link | commenti (1)
categorie: avviso, vomitevole