
Tu menti tu menti tu menti menti
conosco chi conosci tu
so dove vai
ti sei preso in giro
ti sei rovinato
ti hanno fottuto
fregato fregato
eri così carino
eri così carino
pigro di testa
e ben vestito
non fai niente di male
niente di ciò che credi
non sai quello che vuoi
non riuscirai ad averlo
niente è gratis
niente è a posto
le insegne luminose attirano gli allocchi
eri così carino
eri così carino
pigro di testa
e ben vestito
affrettati fa presto
il gioco volge al termine
punta sul nero
punta sul rosso
punta di più
il gioco è fatto
la posta sei tu
eri così carino
eri così carino
pigro di testa
e ben vestito
questa volta sul serio
dicono sempre così:
"io sono l'Anarchia"
"ecco un altro Anticristo"
ma eri solo carino
proprio carino
pigro di testa
e ben vestito
senza i blue jeans
eri carino
proprio un amore di ragazzino
Giovanni Lindo Ferretti e io sono salva e Ringrazio.
Quello che, forse, di più penoso si è verificato nella nostra città, in questi anni, è l'assuefazione e/o l'abitudine al brutto. In realtà ciò è di difficile asserzione, poichè non si sa se ci sia mai stata qui (ed io nutro fortissimi dubbi) una cultura del bello.
L'assenza di monumenti, di opere d'arte, di storia in definitiva, ha fatto si che la nostra comunità non abbia acquisito un gusto (ovviamente generalizzo) del bello. Si è convinti ormai che per trovare qualcosa di interessante, di armonioso, di artistico ci si debba spostare da Battipaglia.
Certo non ho la presunzione di dire che la nostra città abbia un granchè di patrimonio, ma questo disincanto e questa rassegnazione non giocano certamente a favore di una ripresa tanto necessaria, quanto difficile. Quel poco di storia, quel piccolo bagaglio di arte, cultura e tradizioni, che indubitabilmente abbiamo è stato completamente dimenticato, messo da parte.
Forse qualcuno non sarà d'accordo con me, forse obietterà che il corteo storico, le processioni, le feste patronali servano a questo, e per carità, chi dice il contrario. Però, onestamente, credo sia ben poco. Credo che questa città abbia maggiori potenzialità. E credo che qui sia il vero problema. Le persone, i cittadini, anche quelli più sensibili, sono ormai abituati a pensare a Battipaglia quale il posto in cui lavorare, andare a scuola, dormire, e non, invece, il posto in cui vivere, da vivere. Una città che indubbiamente offre poco, indubbiamente brutta, realizzata ed edificata senza crismi architettonici da palazzinari senza scrupoli, re del cemento, e impastatori di calce. Il Trash,il Kitch vive qui una esplosione di vitalità.
Avete mai pensato a chi viene per la prima volta nella nostra città e si trova allo svincolo autostradale quella criptica rotatoria costggiata da pilastri mastodontici che sorreggono il nulla? La nostra cartolina. Si gira in tondo senza un perchè, circondati da ponti immaginari sorretti da piloni ahimoi reali. Sembra di stare in un film alla Blade Runner, dove la mano dell'uomo ha cancellato qualsiasi traccia dell'esistenza di Dio, un posto in cui il vero Dio e quello che parla al cellulare e guida una Cayenna.
Concludere non saprei, da dove cominciare non saprei. Una conclusione non dev'esserci probabilmente, è questa forse l'unica salvezza: non chiudere questo discorso, ma iniziare a fare, e presto...
L’intenzione era quella di una passeggiata a Battipaglia che per una volta non fosse il solito Grand Tour tra negozi di magliettine insulse e bar pseudo-accattivanti: ci siamo chiesti che cosa c’è di bello in questa cittadina, abbiamo considerato quanto invece il brutto impèri in ogni dove e come il non- bello possa creare assuefazione piuttosto che sollecitare la ricerca della armonia.
In vespa e armati di macchina fotografica abbiamo concluso che bisogna guardare in faccia la realtà degradata in cui viviamo e documentarla: abbiamo deciso di aprire gli occhi.
Direzione Castelluccio, monumento simbolo del nostro opaco paesone assolutamente privo di qualsivoglia forma di memoria storica: entrare sembrava improponibile, ma un fortunoso incontro ci ha guidati nei meandri di quel che resta di questa ennesima proprietà Santese. Le nostre scarpe hanno pestato cumuli di macerie condite talvolta di imbarazzanti siringhe abbandonate, i nostri piedi hanno imparato ad evitare buchi spalancati nei pavimenti e a camminare a passo leggero su traballanti solai…. Il nostro sguardo si perdeva tra tanta trascurata miseria e un incontrollabile desiderio delle nostre menti sollecitava a figurarsi una lontana immagine di quello che potrebbe essere il Castello di Battipaglia se solo fosse di proprietà comunale e quindi fosse ripulito, consolidato, ristrutturato…. in una parola restaurato. Se solo si creassero le condizioni per togliere finalmente quel penosissimo cartello che recita così: pericolo di crollo, affisso su ben tre punti della struttura a ricordare che al mondo le paraculate sono tante e questa non è la prima né sarà l’ultima.
Però abbiamo fatto amicizia. Il fatto è che il nostro abbandonato monumento si fregia già di ben due guide di eccezione, due simpatiche ragazzine di cui per discrezione non farò i nomi, l’una di 12 anni, l’altra di 15, membri di una nutrita comitiva che qui potremmo definire Quelli del Castelluccio, ragazzi e ragazze che trascorrono gli afosi meriggi battipagliesi incontrandosi nella penombra fresca di quelle stanze pericolanti e pericolose. L’aspetto interessante è che questi ragazzi conoscono a menadito pregi e difetti della struttura, le zone di passaggio sicure e quelle a rischio di cedimento, si sono presi inoltre la briga di creare delle fortuite rampe di accesso per favorire il passaggio tra gli ambienti più disastrati, a modo loro infine e, devo dire con un certo entusiasmo misto a ingenua soddisfazione, si sono anche impegnati ad attribuire una funzione e un senso a questa o a quella stanza, talvolta lavorando di fantasia talaltra seguendo un certo inconsapevole rigore logico.
La domanda è: possiamo tollerare che gli adolescenti di Battipaglia si inventino la vita all’insegna di un epicureo Vivi nascosto! e così facendo si affezionino alla fatiscenza di una struttura come il nostro castello? Proprio così…, mi spiego: quando, un po’ disorientati da tanto sfacelo, abbiamo espresso ad alta voce il desiderio – che poi sembra un’utopia - di vedere quel posto restaurato, le nostre giovani guide hanno provato a persuadermi della bellezza di tanto abbandono e, letto tra le righe, a comunicarmi quanto quell’angolo di mondo sia in realtà percepito come il loro piccolo universo.
Stiamo parlando, come è noto, di un monumento di un discreto interesse storico-architettonico, che reca il marchio della proprietà privata, che è per lo più insicuro e insano, ma che nonostante tutto è stato eletto a luogo di incontro da parte di simpatici ragazzi che a Battipaglia non saprebbero dove andare e probabilmente non vorrebbero nemmeno andare da qualche altra parte, e …come biasimarli se consideriamo che lì possono spaziare come meglio credono con la fantasia?
Dopotutto per loro quel posto è bello e non credo che dietro questa affermazione ci sia un attardato romanticismo da adolescente ginnasiale. Ritengo piuttosto che essa in parte nasca dal bisogno, più e meno consapevole, di comunicare un disagio dovuto alla mancanza di validi spazi di aggregazione e non solo di quelli; al tempo stesso una simile asserzione secondo me può essere assunta a emblema di una certa visione distorta della bellezza, prodotto e del cattivo gusto dei nostri tempi e della nostra puzzolente cittadina, la quale non offre nemmeno un po’ di meritata ombra a quei pochi che ci provano ancora a ripararsi dal caldo sulle panchine della villetta comunale .
Aridaglie! Siamo alle solite, avrebbe detto qualcuno. Estate: birra ghiacciata e consequenziale sparacazzate-ai-cittadini-battipagliesi.
Non è l’ICI, no signori, quella proprio non si tocca! E nemmeno la monnezza, e poi….quale monnezza?!? .
Anche stavolta il tuttologo ne ha sparata un’altra: quel muro s’adda fà!
No, no Berlino, quella è roba vecchia e
È la villa…quella a Taverna, si proprio quella dove andate a farvi le canne, o portate a pisciare il cane, o tirate quattro calci al supersantos quando nella fase post-famechimica non sapete cosa cazzo fare…e la signora del primo piano vi stramaledice per una notte intera…proprio quella lì. La cara villetta di taverna, lo so non è questo il nome (…Villa Comunale Taverna delle Rose) ma tutti penso che tutti abbiano capito.
Per la serie "affettuosità giornalistiche" riceviamo e pubblichiamo...
Spazi espositivi Camp'Arte: la vita, gli elementi, l'acqua, il fuoco
Poi che raramente la Musa/ allieta soltanto, ma rievoca/
ogni cosa distrutta: / a me non dà quiete il dolce/
sonante flauto dalle molte voci/ quando comincia soavissimi canti.
Stesicoro
L' Associazione giovanile "Laboratorio Zeza" presenta "Spazi Espositivi
Camp'Arte", una rassegna-contenitore di molteplici eventi culturali che si avvalgono
del suggestivo sfondo scenografico offerto dagli edifici e portoni
storici della città di Campagna. L'intento è quello di riscoprire e
valorizzare il potenziale spazio espositivo nascosto in ogni frammento
del tessuto urbano: luoghi come il chiostro dell'ex Convento delle
Clarisse (1554) e la Chiesa di S. Maria del Carmelo (sec. XVI-XVII)
faranno da cornice alle opere di molti artisti contemporanei italiani
ed internazionali.
La manifestazione infatti si propone come momento di incontro e
innesto tra passato storico e arte contemporanea: la cultura moderna
che riscopre le proprie radici attraverso l'indagine sugli elementi
primordiali. La vita, gli elementi, l'acqua e il fuoco, è il
leit-motiv della rassegna e si snoda lungo le due direzioni da cui la
rivisitazione di un contesto culturale - e nella fattispecie di un
microcosmo ricchissimo quale quello campagnese - non può assolutamente
prescindere: l'arte appunto e la storia. A comprendere invero la
natura e l'indole di un popolo, è uopo seguirlo nelle lunghe fasi,
trasformazioni e periodi della sua vita, "il carattere di un popolo non
s'improvvisa, ma si forma poco a poco dalle vicende e dagli
elementi, che si svolgono nel succedersi delle generazioni, le quali
si sovrappongono le une alle altre nella serie dei secoli", scriveva
A. V. Rivelli, illustre storico campagnese, in un suo lavoro
magistrale del 1894; la rassegna "Spazi Espositivi Camp'Arte" si pone
in questa prospettiva nell'intento e di favorire la conoscenza
dell'articolata storia della città e di dare voce alle nuove e
nuovissime generazioni di artisti che sono stati invitati ad
esprimersi intorno al tema degli archetipi.
Saranno esposti le opere dei maestri venezuelani Juan Gerardo Fernàndez
Dìaz e Dario Gamboa Toboni, e le sculture di Peppe d'Angelo, Gelsomino
Càsula e Pasquale Ciao, insieme ai lavori degli allievi del Liceo
Artistico di Stato di Eboli e della Scuola di Restauro "Maria Teresa
Caiazzo" di Salerno. Tra le presenze più giovani Paola Rago, Rudy
Zoppi, Lucia e Luisa Barba insieme a tanti altri esponenti del vivace
panorama artistico dell'entroterra campano.
Nel giardino del Convento di S. Spirito (XVI sec.) sarà allestita una
mostra fotografica curata dalla sottoscritta e da Rosita Cavallo per
offrire una rilettura della storia di Campagna dal dopoguerra ad oggi
in chiave dei quattro elementi della natura - terra aria acqua e fuoco
- generatori del ciclo della vita e della morte, a cui l'uomo ha da
sempre affidato le sue più intime credenze, identificandole in
immagini mitologiche, nonché in un sentimento religioso collettivo.
Il percorso fotografico, realizzato grazie alla preziosa disponibilità
del fotografo F. Capaccio e del dott. R. Luongo, si snoderà attraverso
quattro momenti della storia della cultura : la Preistoria, l'età
Classica, il Medioevo e l'età Moderna per focalizzare l'attenzione
sulla presenza costante di questi archetipi nella storia dell'umanità,
senza la pretesa di proporre sistematicamente interpretazioni
storiche, semantiche e simboliche.
Nel corso della rassegna sono previste anche numerose performance
musicali: si esibiranno tra gli altri Artemide Magnolia, Pynazzoria e
Karustos.
L'appuntamento è dunque nel centro storico di Campagna dal 15 luglio
al 25 agosto 2006, periodo che coincide con altre manifestazioni quali
Portoni Ghiottoni il 4-5-6 agosto e la "Chiena" tutti i fine settimana
di luglio e agosto.
Valentina Del Pizzo
...quanta idiozia a cielo aperto,ragazzi! Cioè,voglio dire,nelle ore seguite al quarto trionfo mondiale della eroica nazionale italiana di calcio posso affermare di aver goduto doppiamente,intendiamoci! Doppiamente,sì,perchè oltre all'eccitazione per un successo sportivo-culturale di un popolo bistrattato e,a volte,(in)giustamente schifato per le colpe della sua aberrante classe dirigente,ho goduto anche per la trascendentale manifestazione di giubilo,di visibilio,di insolita vitalità per le strade di Battipaglia town! Tutto bello,tutto emozionantissimo! Un evento da raccontare,nel 2050,ai nipoti,(se avranno capacità di ascoltare e non avranno piuttosto l'encefalo fottuto da qualche alienante droga del futuro,magari di Monopolio dello Stato!). Ma,fratelli miei "chiusintesta",quale cazzo di bisogno c'era,per liberare il pur giustificatissimo tripudio,di impiantare scene da guerriglia urbana o di vandalismo "hooligansanese"? Fottere letteralmente parte della "monumentale" fontana di P.zza Conforti(e qua ammetto di essere mosso da una sottile vena ironica!) non è stato un atto propriamente da "Manuale del perfetto e civilizzato cittadino"! Alla fine della comunque memorabile nottata del 09/07/2006,quando il sipario si è chiuso sul deturpato palcoscenico del centro battipagliese,quando i tormentoni "Po-popopopopo-po" e "Siam Campioni del Mondo" riecheggiavano ormai solo nelle nostre menti alterate (dalla gioia e da qualche litro di alcol),i danni a cose erano stimabili attorno ai 10.000 euro! Insomma questo significa infierire sulle già disastrate casse comunali;significa sparare col bazooka sulla Croce Rossa o,per rendere la metafora forse più pertinente,significa cagare copiosamente su un cumulo già faraonico di merda stantìa! Va bé,resta il fatto che siamo Campioni del Mondo...sì,pure noi del gregge battipagliese siamo Campioni del Mondo!!! Meditare...oltre,chiaramente,a vomitare e sovvertire! Vi amo...
Quando ci sono tragedie come quella della giovane Dionea e come altre che, più volte purtroppo, si sono verificate sulle strade della nostra città, i sentimenti che ci colpiscono sono diversi e contrastanti: il dolore, la rabbia, la disperazione, la pena, la frustrazione, l'indignazione. Esaminando il verificarsi degli incidenti mortali sulle strade cittadine ed in particolare sulle strade che collegano Battipaglia al mare, ci si chiede come si possa essere così inetti, inadatti, stronzi da chiudere gli occhi davanti ad un problema che è di una gravità inaudita.
La nostra comunità sta sacrificando giovani vite sull'altare del lassismo e dell'egoismo che causano poi, l'elezione ad amministratori, di persone incapaci ed approssimative (e mi fermo qui). La pericolosità di quelle strade, che formano un triangolo della morte con le altrettanto assassine strada litoranea e SS18, è sotto gli occhi di tutti. Una situazione che richiederebbe atti dimostrativi di elevata risonanza, ma che invece a quanto sembra si riducono in strumentalizzazioni politiche e spot elettorali.
Lo squallore della vita che supera lo squallore della morte.