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mercoledì, 30 luglio 2008

Gli Addetti stampa fiduciari e il Curriculum Vitae strappato

da "il Sole 24 Ore"


Storie di mala amministrazione ufficializzata al Sud




Come si assegna un incarico da Responsabile dell'Ufficio Stampa del Comune di un piccolo centro di 7000 anime nel Cilento? Ad Altavilla Silentina (in provincia di Salerno) non vanno troppo per il sottile.

Sei laureato allo IULM? Non basta. Un master alla Bocconi? Non serve. Stage all'estero più esperienza di lavoro decennale presso la Pubblica Amministrazione? Non è un titolo.

L'unico criterio per l'affidamento dell'incarico – si legge nel Bando ufficiale pubblicato nella bacheca comunale e sul sito Internet istituzionale del Comune (www.comune.altavillasilentina.sa.it ), su cui tra l'altro non è più reperibile, - "è l'affidamento fiduciario".

All'articolo 5 (relativo ai Criteri per il conferimento degli incarichi) si legge infatti che, a seguito di tale disposizione, per l'incarico in questione



"non è posta in essere alcuna procedura concorsuale o paraconcorsuale, non sono previste graduatorie, attribuzione di punteggi o altre classificazioni di merito, nemmeno con riferimento all'ampiezza, frequenza e numero degli incarichi già svolti dai concorrenti (circostanze che non costituiscono titolo di preferenza) o all'esperienza maturata".



Per concludere poi con un capolavoro di beffardaggine istituzionale che recita così:



"il curriculum professionale, così come gli altri elementi integranti la domanda, hanno il solo scopo di manifestare la disponibilità all'assunzione dell'incarico, il possesso delle condizioni richieste e la conoscibilità dei soggetti interessati".



A ciò vanno poi aggiunti i tempi ristrettissimi di pubblicizzazione del Bando, pubblicato il 9 luglio 2008 e scaduto il 19 luglio 2008: soli 10 giorni.


Uno dei due (!) partecipanti al concorso nonché giornalista di esperienza pluridecennale (ovviamente scartato) ci ha scritto tutto il suo rammarico di "whatchdog of democracy" che deve assistere impotente a simili episodi di calpestìo dei diritti civili da parte di chi sarebbe invece deputato a garantirli ai propri concittadini ed elettori. Poco importa se sotto tutele legali o istituzionali.





"Non offrirò mai il caffè agli amministratori del mio paesino di origine"



Lo confesso, certe volte – se penso a quello che accade nel mio paese d'origine – mi sento come il generale Aureliano Buendìa che partecipò a diciassette guerre perdendole tutte. E lui, quand'era ancora colonnello, ci aggiungeva anche trentadue sollevazioni civili, tutte fallite, inutile dirlo. Il professore Fernando Iuliano potrà spiegarlo a chi di dovere che è l'eroe di "Cent'anni di solitudine", di Gabriel Garcia Marquez. Poi ci sono delle giornate caratterizzate da improvvisi scatti, slalom entusiasmanti e m'illudo di nuovo di rimettermi in pari. Il 9 agosto sarò ad Agropoli, al Castello Medioevale, per parlare della mia produzione culturale, e non ho invitato il mio sindaco a parteciparvi. Di seguito capirete il perchè. Ed ancora: il giorno di Ferragosto il gruppo Rizzoli - Corriere della Sera venderà oltre un milione di copie di una storia ambientata in Africa ma che ha come protagonista un altavillese, Carmine Iorio. La penna brillante di Gian Antonio Stella, giornalista e scrittore di fama, gli ridarà quella rivincita che la fucilazione dell'oasi di Gialo, avvenuta nel 1928, gli negò. Quell'italiano che si trasformò in beduino arabo per agguantare un'identità diversa da quella di "carne da macello" alla quale il colonialismo italiano italiano l'aveva destinato. Un personaggio da film, il nostro Carmine Iorio. Ne ho scritto anch'io, nonostante mio nonno Amerigo intimasse il silenzio al solo sentirne parlare: "Citto!, che è vergogna", diceva. Con altri "maledetti", penso a Francesca Cerniello, l'amante di Gaetano Tranchella, come ai discendenti diretti dell'artista Solimena, hanno contribuito a creare quell'aureola romantica ed avventurosa che permea il nostro paese e che affascina chi ne viene a contatto. E' soprattutto questo, non l'acqua della Fontana dei "Franci", o i meloni scuri di una volta, che faceva restare sulla nostra collina, per tutta la vita, il forestiero di passaggio. Una politica intelligente di promozione turistica e dei nostri prodotti tipici doveva cominciare da qui. Personalità come padre Candido Gallo, Tesauro Olivieri, Rosario Messone e Francesco Di Venuta dovevano essere coccolate ed agevolate. Gli altavillesi che assicurano professionalità riconosciuta nel mondo dei mass media –, a prescindere da chi scrive queste noterelle, sono in diversi. Tra i quali alcuni giovani molto brillanti e assai promettenti. No, non ci sarà mai un'Oscar per loro, e meno male vista la grancassa un po' eccessiva, giusta per gli sportivi ma disdicevole per gli uomini di penna, ma vivaddio, un po' di considerazione in più non guasterebbe.

La lunga premessa mi serve per arrivare all'ultimo bando pubblico bandito dal nostro comune. Ohibò, nientemeno una selezione pubblica, per selezionare un addetto stampa al quale affidare anche la gestione di alcuni eventi culturali. Logica avrebbe voluto che fra i locali, o almeno con chi potesse sfoggiare genitori indigeni o una moglie del posto, fosse stato scelto il meglio su piazza. Invece no. Eliminato (incredibile!, dicendolo esplicitamente nel bando) con ogni valore al currulum, ai titoli professionali o alle esperienze (pur richieste) si è preferito una nomina "fiduciaria" per un non altavillese. E non si tratta di Vittorio Sgarbi o di Gian Antonio Stella. E' evidente che al duo Giancarlo Peduto (responsabile affari generali) – Antonio Di Feo (sindaco) è, come si dice in questi casi, sfuggita insieme la frizione e l'acceleratore. In un campo delicato qual è la comunicazione e la cultura si è messo nero su bianco che si preferiva fare una nomina più che clientelare, dalla natura francamente del tutto oscura. Anch'io ho presentato domanda, curriculum e titoli e sic stantibus rebus preferisco continuare a fare ciò che faccio che mettermi a capire cosa passa per la testa a Peduto – Di Feo, ahimè oggi ancora le due figure apicali del mio paese. E poi mi piace essere un po' vanitoso, immaginarmi come il Buendìa di Marquez.

I due nostri eroi sappiano che sono forti perchè garanticono un gruppo di potere, una vera e propria poliarchia, che da troppi anni ingessa tutti e tutto. C'è decisamente bisogno di alternanza, di aria nuova, perché la democrazia quando ne è priva così a lungo non funziona, e la deriva che ne segue è spesso costellata non dalla corruzione monetaria (che è sempre comprensibile e finanche socialmente accettabile) ma da quella peggiore, dell'etica individuale e collettiva, che va ad inficiare i modelli e gli esempi ai quali sono molto sensibili le generazioni più giovani. L'immobilismo imposto, la logica del cane che non mangia cane o del scagli la prima pietra solo chi è senza peccato, non sono dimostrazioni di saggezza: ammazzano la capacità di intraprendere ed il valore del merito. Deprimono un'intera comunità. Io mi tiro fuori, esco dal gregge, perché  amo il poeta greco Kavafis, soprattutto quando dice: "E' bello difendere Termopili/ anche se lo sappiamo che alla fine i barbari passeranno". E noi, i barbari ce li abbiamo in casa. Gli offriamo il caffè al bar, la domenica mattina. Io, se mai l'ho fatto, mi chiamo fuori, giuro che non lo farò più.      


-Oreste Mottola-



postato da: TheTripper alle ore luglio 30, 2008 14:00 | link | commenti (1)
categorie: attualità, società, sud
venerdì, 25 luglio 2008

ADDA CADE' 'O GUVERN'!!!

veltrusconi.jpg

Prendiamone coscienza finalmente: l'Italia,il nostro caro Bel Paese,è attualmente governato da un Giano Bifronte; è governato da Veltrusconi! Questo orrendo mostro politico,che è stato creato in "laboratorio" dai Poteri Forti affinchè fungesse da Guardiano per la salvaguardia dei loro Interessi materialistici,e che spaventerebbe perfino il Leviathan biblico tanto è brutto e cattivo,si è insidiato alla guida del nostro Paese,attraverso il consenso di quasi il 70% della popolazione del nostro Paese! Guardate,se avessi dovuto scegliere necessariamente uno tra il demone Asmodeo ed il mostruoso "Inciucione" Veltrusconi ,avrei scelto senza dubbio il primo! Questo per darvi il senso di quanto credo sia pericoloso Veltrusconi per l'amata Italia! Comunque al momento Esso è là! E' là,vigile e scaltro,che lavora ogni giorno al fine di tenere il Popolo Italiano in uno stato di profondo torpore,che qualche "terrorista  nichilista" potrebbe  menomarlo del suo  esecrabile Potere! Vabbuò,fratelli battipagliadalbassiani ed italiani cari: qualcuno di voi l'ha votato,eh? Lo vedo dalle facce imbarazzate...! Vabbuò...ma ora perlomeno non lo ascoltate! Non ascoltate il canto subdolo ed ingannevole di Veltrusconi! Le due polarità di Veltrusconi (Berlusconi e Veltroni) sono solo fintamente in contrapposizione! In realtà sono una Cosa sola! Attenti! Il PDDL (Partito Democratico delle Libertà) è un'organizzazione atta a spazzare via la vera Democrazia,al fine di innescare un nuove regime dittatoriale,rivestito illusoriamente di Libertà plastificata! Ascoltate un paranoico,ogni tanto...! Bisogna disobbedirgli! DISOBBEDITE A VELTRUSCONI!!!

"VOMITARE&SOVVERTIRE"

postato da: SognoRosso alle ore luglio 25, 2008 17:32 | link | commenti (7)
categorie: italia, politica, attualità, vomitevole
giovedì, 17 luglio 2008

Auguri al Gallo


Dallo staff di BattipagliadalBasso un caloroso augurio ad uno di quei preti "che va avanti nonostante il Vaticano", con la speranza di averlo un giorno qui con noi, nella landa desolata e desolante...


(da Repubblica.it)


Tossicomane o deputato, giornalista curioso o genitore disperato, rivoluzionario o capitalista, portatore di guai o benefattore, don Andrea Gallo ti riceve sempre nel suo piccolo ufficio della comunità di San Benedetto al Porto a Genova, sprofondato nella poltrona vecchia e smandrappata, col sigaro in mano e lo sguardo buono e indagatore. Ti parlerà di pace e di libertà, di droga e di ribellione, di buoni e cattivi del mondo, di amore e politica. Insisterà sugli “altri”, sui “diversi”, sugli “ultimi” con i quali dobbiamo saper “camminare” insieme.



Di rado ti racconterà quello che fa da tanti anni per stare dalla loro parte, ma ti inonderà di pensieri travolgenti che ti resteranno appiccicati all’anima anche quando non sarai sicuro di condividerli. La voce roca, il genovese strascicatissimo, le mani che si muovono nell’aria…ti parlerà di uomini, quasi mai di fede o di Dio, ma te ne andrai con la strana idea che quel vecchio comunista, pacifista, no global sia più prete e sacerdote di quanti tu ne abbia mai incontrati.



No, Andrea, il “Don”, o più semplicemente “il Gallo”, non è mai un incontro indifferente. Deve essersene accorto anche Manu Chao, il grande folker franco-galiziano se, oggi, in occasione del suo ottantesimo compleanno, gli dedica una canzone insieme a Tonino Carotone: “Andalé Gallo – cantano i due – col tuo buon umore, il tuo vino, il tuo sigaro e il tuo bicchierino di grappa… vai incontro alla vita… per lottare contro il peggio”.



Tutta Genova e tanta gente vorrà festeggiare gli 80 anni del “Gallo” (il 18 luglio) per cantare, bere, e riflettere con lui. Festa grande, con musica, mostre, discorsi e tutto quello che ci vuole per onorare un uomo che ha vissuto e lavorato per gli altri, che ha fatto dell’incontro con il prossimo e della condivisione una ragione di vita, che ha saputo farsi rispettare anche dai suoi nemici.



I nemici… quanti… “Sai – ti raccontava dalla poltrona smandrappata – lì, al tuo posto, l’altro giorno c’era seduto il tale… Ha fatto un’offerta generosa per la Comunità, per i ragazzi…”. Il “tale” poteva essere l’imprenditore, il potente di turno, il baciapile che in pubblico attaccava Don Gallo e le sue “follie”, che in Curia invocava la testa del sacerdote “matto, comunista, blasfemo”, ma che, poi, di nascosto, mezzo in incognito, si presentava a San Benedetto per chiedere o dare una mano. Una mano, magari, per un figlio o un nipote che aveva incontrato la piovra dell’eroina; o anche, invece, un assegno generoso per ringraziare di un aiuto ricevuto, di un ragazzo salvato; o, forse, solo per una coscienza ripulita.



Altri tempi, quando Gallo scese in campo. Era l’estate 1970 quando, parroco, del Carmine, sopra il porto di Genova, se ne uscì in una predica domenicale con un discorso sulla droga quantomeno “scandaloso”. Era stata scoperta, da quelle parti, una fumeria di hashish e i giornali ci avevano dato dentro. Lui provò a precisare che c’erano altre “droghe” di cui parlare: dalle parole scritte su una pagella per cui un ragazzo poteva diventare “inadatto agli studi”, al bombardamento di un villaggio vietnamita definito “azione a difesa della libertà”. Scoppiò l’Africa: la città benpensante, Curia in testa, gli si scagliò contro; tanti lo difesero e per mesi, la chiesa del Carmine vide venire a messa giovani che da anni non frequentavano più nessuna parrocchia.



Per mesi, finché, il cardinal Siri (che, pure, in fondo in fondo apprezzava lo strano sacerdote) decise di darci un taglio: chiamò Andrea e gli fece sapere che la storia del Carmine era chiusa, finita. Don Gallo, che è sempre stato profondamente prete, obbedì. Almeno tecnicamente: lasciò il Carmine e si trasferì a San Benedetto al Porto dove il parroco, don Federico Rebora, lo accolse e gli diede spazio. Andrea non chiedeva di meglio e lì, in quegli anni, cominciò a occuparsi di emarginati e far nascere e crescere la sua comunità.



San Benedetto era al Porto e divenne “porto” per ogni sorta di disgraziati. Erano gli anni dell’eroina e ogni giorno, sulla sedia davanti alla poltrona smandrappata, si sedevano genitori disperati o ragazzi con la scimmia nelle vene. La Comunità cresceva e si allargava e di nuovo, Andrea, divenne pietra di scandali. Lo accusarono di ogni nefandezza, di aver comprato eroina per i suoi ragazzi (non si esclude che l’abbia fatto davanti a crisi di astinenza ingestibili), di plagio e chissà di quante altre cose.



Ma la città, questa volta, lo difese. Una volta, alcuni parrocchiani di primo piano decisero di scrivere al cardinale spiegando che Gallo aveva plagiato il povero e mitissimo don Rebora trasformando la casa parrocchiale in un ricettacolo di perversione. Il parroco, che era uomo di pochissime parole, lesse la lettera che Siri gli aveva fatto pervenire; poi, per la prima e l’ultima volta, la domenica in chiesa, ruppe il silenzio. Disse che ringraziava i parrocchiani per la missiva e per il pensiero, ma aggiunse con fermezza che a lui tutto quello che faceva Andrea andava benone e che si sentiva pienamente corresponsabile. La cosa finì lì e nessuno, più, risollevò il problema.



Oggi, a 37 anni di distanza, la Comunità significa sei cascine, un’ottima trattoria (“A’ Lanterna”), una libreria, una tipografia e tante iniziative, persino a Santo Domingo. Oggi, dopo migliaia di giovani vite salvate e rimesse in strada, nessuno osa più attaccare don Gallo. Andrea, a Genova, è un’istituzione ascoltatissima, va in tv, parla, interviene. E’ diventato, se vogliamo, una potenza. Ma resta dalla parte degli ultimi, con pervicacia e ostinazione. Per le amministrazioni è un interlocutore profondamente critico, sta con la sinistra estrema, con i pacifisti a oltranza e si becca anche le relative critiche.



Sul G8 ha cercato fino all’ultimo di mediare tra protesta e istituzioni, poi, davanti al corpo di Giuliani, ha scelto e ha gridato forte. Può permetterselo, perché Andrea Gallo, sacerdote, classe 1928, è sempre rimasto a fianco degli ultimi e sulla coerenza tra fede, pratica di solidarietà estrema e scelta pacifista, ha costruito la sua sfida al mondo. Accettarla è il modo migliore per augurargli buon compleanno.

postato da: TheTripper alle ore luglio 17, 2008 19:05 | link | commenti (3)
categorie: religione, attualità
mercoledì, 16 luglio 2008

E MO' SO' CAZZI NOSTRA...

             Gianfranco Funari                      Gianfranco Funari/3                           Gianfranco Funari/3         

                             Gianfranco Funari                    

 

Un esempio! Io rispetto molto mio padre,anche se per me non può essere un esempio! Io ammiro molto Rocco Siffredi,ma non posso imitarlo...anche perchè non ho il suo stesso "metro" di...giudizio verso la vita,intendevo dire! Ma Gianfranco Funari è stato e sarà un esempio per tutti! Attenzione: sono perfettamente conscio del fatto che molti,pressochè tutti,rifuggiranno questo esempio umano di schiettezza e limpidezza,sia morale che intellettuale! Sì,perchè è dura vivere contro il "Sistema" pur lavorando per il "Sistema"; lo capisco! Ma io,SognoRosso,voglio perlomeno provarci! Cercherò di seguire i suoi insegnamenti di vita,pur consapevole che non sono un "Funari",e che mai lo sarò! Cercherò,pur nella limitazione del mio ghetto esistenziale attuale,di portare un poco di esemplare saggezza e limpidezza "funarina" nel mio ambiente! Spero e prego di riuscirci...!

Ti invio idealmente un abbraccio ed un bacio d'ammirazione,Gianfranchino!... Ma di questi,probabilmente,non te ne fai un cazzo! Allora ti mando idealmente una stecca di sigarette di contrabbando,ed un capo di biancheria intima della tua arguta e degna Morena!...Idealmente,oh; nun t'e 'ncazzà,Gianfranchì! Grazie per il tuo contributo umanamente rivoluzionario,soprattutto! Alla prossima puntata,caro "maestro" di vita...!          

"VOMITARE&SOVVERTIRE"

postato da: SognoRosso alle ore luglio 16, 2008 15:40 | link | commenti (3)
categorie: italia, attualità, scossa, erezioni
mercoledì, 09 luglio 2008

Tutti al mare

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Siamo in piena stagione balneare, di solito luglio è il mese da trascorrere sulle spiagge di casa, per mezze giornate o poche ore in riva al mare, il lavoro e lo studio non lasciano ancora spazio alle vacanze fuori porta. Il mare perciò è quello che ha visto crescere generazioni di battipagliese, quello del “Lago” o della “Spineta”.


Ebbene, in riva a questo mare, su queste spiagge, ciò che domina non sono come sarebbe giusto le famigliole con i bambini e le palette e i secchielli. No, qui a farla da padrona è l’immondizia. Cumuli di spazzatura, in cui si sollazzano topi e cani randagi. Eppure qui non siamo in una spiaggia desolata del territorio emergenziale, chessò Licola, Mondragone o Torre del Greco, no, qui siamo nella incontaminata, verde e pulita provincia di Salerno. Quella con la puzza sotto il naso, dei capopopolo che si vantano delle strade pulite sotto i loro balconi, la Salerno che si difende dicendo che con Napoli non c’ha nulla a che fare, quelli che a Napoli noi, nemmeno ci siamo mai stati…


Sarà, ma qui, dicevamo, tutte queste differenze da Licola e Mondragone non sono poi così evidenti. La spiaggia è quella che rasenta il confine con il territorio di Pontecagnano, dove il Tusciano, fiume che anticamente delimitava a sud il territorio etrusco, incontra il Tirreno. Qui, duecento metri di sabbia separano la foce del fiume dal primo e forse più antico impianto balneare battipagliese, la Spineta. Questo lembo di spiaggia non ha padroni, è demaniale o come si dice, libera(!). In realtà libera sarebbe, se non fosse che, per la quasi totalità della sua estensione, l’arenile si ritrova ricoperto da rifiuti di ogni specie. Un sito di stoccaggio di materiale variamente assortito e per nulla differenziato.


Dalle decine bottiglie di vetro lasciate lì da distratti mattacchioni, ai pneumatici inspiegabilmente adagiati sul bagnasciuga, oltre che decine e decine di flaconi di detersivi (tanti da pensare che in loco si siano tenuti meeting di massaie) e frammenti irriconoscibili di rifiuti incendiati. Sarà frutto dell’opulenza, dell’inciviltà o forse di entrambe le cose diabolicamente miscelate, fatto sta che passeggiare su questa spiaggia, zigzagando tra i rifiuti, indignerebbe chiunque.


Una spiaggia libera, si diceva. Libera forse solo da controlli, poiché evidentemente si possono scaricare liberamente rifiuti d’ogni genere (è difficile credere che quelli presenti sono residui di pic-nic). Libera, perché non si vede più nemmeno l’ombra di un pino, tagliati frettolosamente da un giorno all’altro dalle amministrazioni precedenti. Una spiaggia libera - tra le poche ormai rimaste lungo i quattro chilometri di costa cittadina - abbandonata nel degrado. Certo, così si invogliano le persone a recarsi presso una delle tante strutture balneari private disseminate lungo il litorale, e forse è anche questo il motivo di tanta incuria… il Dio denaro!  


Chi ancora mantiene il territorio è solo qualche indefesso pescatore, incredibilmente imperturbabile in mezzo a tanta immondizia.


Più in là, in avanti, due bambini, a rappresentare simbolicamente le giovani generazioni, si affacciano sul fiume restando allibiti alla vista dei pesci che avrebbero tanto voluto pescare, ma che qualcuno al posto loro ha già pensato a stecchire.

postato da: TheTripper alle ore luglio 09, 2008 12:24 | link | commenti (2)
categorie: trash, città, vomitevole
venerdì, 04 luglio 2008

Apprendo e divulgo....

postato da: Malamerika alle ore luglio 04, 2008 09:45 | link | commenti
categorie: cultura, italia, attualità, societÃ