Iscriviti al Vaffanculo Day La marcia del V2-Day

Ricerca

 

Feeds

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Linkami
Iscriviti a questo blog

Contatore

visited *loading* times
martedì, 28 ottobre 2008

CI MANCA GIUSTO LA CORTE MARZIALE

Berlusconi Silvio,Gran Gerarca della Repubblica Piduista d'Italia: "Non permetteremo l'occupazione degli atenei! Darò disposizione a Maroni su come devono intervenire le forze dell'ordine" -22 Ottobre 2008

Veltroni Walter,Gerarca Ombra della Repubblica Piduista d' Italia: "L'alleanza con Di Pietro è finita il giorno in cui ha stracciato l'impegno di formare un gruppo unico in Parlamento,e poi abbiamo due posizioni diverse..." -19 Ottobre 2008

Cioè,ricapitolando: Berlusconi invoca l'intervento militare contro i dissidenti,e Veltroni estromette Di Pietro perchè non vuole stare al "goliardico" giochetto "nascondi la dittatura all'italiano"!   

Italiani e battipagliadalbassiani,vi serve forse il ritorno al "maestro unico" a scuola, per capire che stiamo sopravvivendo in un regime fascistoide di stampo massonico?...Ah,questo succederà già,mi dicono...! Ho sbagliato esempio!

Vediamo...ah: che vi serve l'istituzione di una corte marziale ,per capacitarvi del fatto che l'Italia è sotto regime dittatoriale para-democratico?...Questo mi dicono che non è successo...ancora!!!

E' tempo,amici: ribelliamoci al Regime,finchè c'è ancora speranza; disobbediamogli,nel quotidiano!

"VOMITARE&SOVVERTIRE"

postato da: SognoRosso alle ore ottobre 28, 2008 02:07 | link | commenti (4)
categorie: italia, attualità, schiavitù, vomitevole
venerdì, 24 ottobre 2008

Io, finto mendicante, nella Salerno spietata: ma 2 bambini mi hanno sorriso

Un collaboratore del «Corriere del Mezzogiorno» ha trascorso il weekend a chiedere l'elemosina.



Il nostro collaboratore si finge mendicante

Il giornalista che si finge mendicante




 


SALERNO - Ho vissuto in un paese senza volti. Per due giorni sono diventato un intralcio, un ingombro da schivare con attenzione. Per un weekend ho osservato il mondo dal basso, a terra col capo chino implorando in triste silenzio una monetina. Ore trascorse senza che nessuno, tranne rare occasioni, mi rivolgesse uno sguardo, una parola. Nella mia ciotola più che il peso delle monetine ho sentito quello degli sguardi di sdegno. Mi sono confuso con coloro che minano il «decoro urbano e la vivibilità di Salerno». Per un weekend mi sono finto mendicante e ho sfidato la mannaia dell'ordinanza del De Luca «sceriffo». Ma anche nella Salerno «da bonificare» ho incontrato mani amiche, compassione e solidarietà. Indosso un cappello ormai sfibrato che mi copre anche gli occhi. A testa bassa proseguo per via Dalmazia con un'andatura confusa. Mi siedo sulle scale della chiesa di San Demetrio e tiro fuori la mia ciotola. Passeranno almeno venti minuti prima che una ragazza africana si chini verso di me e lasci cadere i primi 70 centesimi.


E ne passerà ancora di tempo prima di sentire nuovamente il suono delle monete che toccano il fondo della scodella. È una coppia di anziani: erano andati oltre, poi ci hanno ripensato. La signora torna verso di me e mi offre ben due euro. Passano due agenti della polizia municipale in moto, ma probabilmente un'auto in manovra copre loro la visuale. Per ora nessun disturbo. Io, per la mia attività di questuante, secondo la delibera di giunta numero 910 del 22 agosto scorso, rischio ben 250 euro di multa. Perché, come le prostitute, i trasportatori non residenti di rifiuti, i danneggiatori di opere pubbliche e i girovaghi, io inficio «il decoro» e il «senso di sicurezza della cittadinanza, con conseguenze negative per l'ordinato ed il sicuro vivere civile». Decido di spostarmi più avanti, verso uno slargo. Recupero qualche altro spicciolo, poi mi siedo su un marciapiedi. Qui intralcio davvero il passaggio. La gente è costretta a schivarmi. Torno verso la chiesa. C'è un bambino molto curioso della mia presenza. Entra in chiesa con la madre, poi all'uscita la convince a farsi dare qualche moneta e me la dona. È l'unico che mi guarderà negli occhi. Ormai è buio. In tasca conto 3 euro e 90 centesimi. Per la prima tappa di sabato scelgo il Lungomare. Tiro fuori la solita scodella e inizio a tendere la mano. Una volante della polizia attraversa il percorso pedonale; rallenta, mi fissano. Abbasso il capo nell'implorare di lasciarmi lì. Funzionerà. Alla fine racimolerò 3 euro e 80.


In prima serata il corso Vittorio Emanuele brulica di gente e di luci. Ma non sono più solo. C'è un mendicante, due che suonano la fisarmonica, un anziano africano che batte il jambè. La mia scelta ricade su un istituto di credito. Mi posiziono poco distante dallo sportello bancomat, mi siedo a terra. «Da dove vieni? Hai i documenti? Sei africano? Rumeno? Capisci l'italiano?». Due uomini, che non si identificano, sono scesi da un'auto e sono venuti verso di me. In modo cortese all'inizio. Io non rispondo. Li guardo con aria assente e faccio finta di non capire. «Toccagli i soldi, ti faccio vedere se capisce », dice uno all'altro che, però, non esegue. Continuo a tacere. Ormai sono stizziti. «Abbiamo già perso troppo tempo. Devi andare via, qui non puoi stare». Lentamente eseguo. Mi accompagnano con lo sguardo. È il mio primo contrattempo, senza voler valutare che fino ad ora il corso di Salerno mi ha «offerto» poco meno di un euro. Mi sposto altrove. Quando i negozi stanno per chiudere decido che può bastare. C'è una bambina bionda, avrà tre anni al massimo. Mi sorride e io ricambio. Proseguo, ma sento una vocina che mi chiama, che urla. È sempre lei: «Ciao signore!» Due bambini. Gli unici due che hanno avuto l'ardire di guardarmi in faccia. Ma l'aveva già osservato Saint-Exupéry: «I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta».



Luigi Colombo

21 ottobre 2008

postato da: TheTripper alle ore ottobre 24, 2008 13:03 | link | commenti (2)
categorie: attualità, città, società, sud , scossa
venerdì, 17 ottobre 2008

Sistema Cosentino


Quattro pentiti accusano: il sottosegretario era al servizio dei boss casalesi. Ecco tutti gli affari del politico di Casal di Principe. Con una holding di famiglia a cui avevano negato il certificato antimafia


 



E ora sono quattro. Un poker di pentiti di camorra accusa il sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino, nato a Casal di Principe, di avere intessuto un rapporto organico con il clan più pericoloso d'Italia: i casalesi.



L'ultimo verbale è stato depositato il 30 settembre scorso in occasione dell'operazione 'Spartacus 3' della Procura di Napoli, una retata che ha raccolto il plauso del capo dello Stato. Il pentito Domenico Frascogna ha raccontato ai pm che Cosentino è stato il postino dei messaggi del boss Francesco Schiavone, detto Sandokan per una vaga somiglianza con l'eroe salgariano. L'attuale sottosegretario avrebbe trasmesso gli ordini del capoclan, poi condannato a tre ergastoli e decine di anni di galera per reati gravissimi che vanno dall'omicidio all'associazione camorristica.



Pizza e pizzino I fatti narrati si svolgono tra la fine del 1995 e l'inizio del 1996. In quel periodo il boss, che ora è chiuso nel regime di isolamento più duro, è latitante. Cosentino è stato eletto consigliere regionale per Forza Italia con una valanga di voti (in provincia di Caserta una preferenza su tre è sua) e forte di questo bottino sta preparando l'approdo in Parlamento, che gli riuscirà nel 1996. A Casal di Principe Sandokan regna incontrastato e segue gli affari del clan nei rifiuti e nel calcestruzzo grazie a una rete di fiancheggiatori. Secondo il racconto di Frascogna, quando Sandokan vuol far sapere qualcosa ai suoi, si rivolge a Mario Natale, un avvocato proprietario di decine di immobili che circola su una Ferrari 550 Maranello e che è stato arrestato il 30 settembre scorso con l'accusa di essere il cassiere dei casalesi. Frascogna avrebbe visto Cosentino e Natale che andavano a casa di Nicola Panaro (un boss legato a Schiavone arrestato nell'ultimo blitz) per consegnare la lettera del capo. Non basta: il pentito racconta di avere assistito a un incontro a quattro nella sua pizzeria con Cosentino e l'avvocato Natale che consegnavano la solita lettera ai boss Raffaele Diana e Vincenzo Zagaria. Le accuse di Frascogna sono state rilasciate in tempi non sospetti, nel lontano 1998. La Procura le ha ritenute credibili e le ha allegate all'ordinanza di arresto contro i casalesi, ma non si sa ancora se le userà anche nel fascicolo segreto che vede indagato Cosentino.






In realtà il pentito non pronuncia mai il suo nome, ma solo il soprannome di famiglia, ereditato dal padre: 'o Americano'. Forse per questo nessun quotidiano nazionale ha valorizzato la notizia del sottosegretario postino del boss. Eppure i quattro verbali dei collaboratori di giustizia che 'L'espresso' pubblica a pagina 65 disegnano un puzzle davvero inquietante. Vediamo: per l'imprenditore di camorra Gaetano Vassallo (vedi 'L'espresso' n. 37 'Così ho avvelenato Napoli'), Cosentino controlla il consorzio per la raccolta dei rifiuti infiltrato dalla camorra, l'Eco 4, e gestisce la costruzione degli inceneritori in accordo con Sandokan. Per Michele Froncillo, un altro pentito citato nell'ultima indagine, anche il boss legato a Sandokan, Raffaele Letizia, ha rapporti con Cosentino per ottenere appalti. Mentre secondo quello che raccontava già nel 2000 il cugino di Sandokan, Carmine Schiavone, i primi patti elettorali tra i casalesi e Cosentino risalgono alle elezioni amministrative del 1982, quando Nicola Cosentino militava nel Partito socialdemocratico. Le accuse dei collaboratori di giustizia, anche quando sono concordanti, hanno valore solo se riscontrate, ma indubbiamente imporrebbero una riflessione. Invece sul caso è calato il silenzio. Nessuno sembra interessato davvero a capire chi è questo sottosegretario all'Economia di Casal di Principe che dispone di deleghe delicate sul Cipe, sul dipartimento del Tesoro e sulle frequenze radio e tv. Per comprendere meglio il fenomeno Cosentino, 'L'espresso' ha consultato informative prefettizie, visure camerali e catastali che riportano fatti certi, non parole di pentiti. A partire da un atto dal quale risulta che Nicola Cosentino ha comprato un terreno dal boss Mario Schiavone, arrestato nel blitz del 30 settembre scorso.






Una strada di Casal di Principe



A domanda il pentito risponde




 

Domenico Frascogna

Interrogatorio del 26 gennaio '98. "In pratica quando 'Sandokan' intendeva farci avere notizie utilizzava questo Natale (avvocato arrestato perché ritenuto prestanome dei casalesi, ndr) che peraltro svolgeva questo suo compito unitamente a un politico originario e abitante a Casal di Principe. Non ricordo il nome di questo politico ma so che viene soprannominato 'o Americano' (soprannome del padre di Nicola Cosentino, usato anche per il politico, ndr) che svolge l'attività imprenditoriale nel campo del gas Gpl. Se non sbaglio questo politico non opera a livello locale di Casal di Principe ma a un livello superiore. Mi sono incontrato con questo politico almeno un paio di volte

a casa di Nicola Panaro, fratello del noto Sebastiano (arrestato due settimane fa con il fratello, ndr).



Era insieme al Natale e si mise a parlare con Sebastiano Panaro al quale i due consegnarono anche la lettera di 'Sandokan'. La lettera, peraltro accuratamente sigillata con scotch, non fu aperta in quella circostanza in quanto era assolutamente vietato agli affiliati leggere le lettere inviate dal capo. In un'altra circostanza ancora il Natale insieme al politico in questione vennero alla mia pizzeria di Casapesenna... e consegnarono una lettera di 'Sandokan'

a 'Rafilotto'-Raffaele Diana e Zagaria Vincenzo, presente in quel momento nel mio locale. Questi due episodi si sono verificati tra la fine del '95 e l'inizio del 1996".



Michele Froncillo

Interrogatorio 4 febbraio 2008. "Raffaele Letizia detto 'Lello' era ed è esponente apicale del clan dei Casalesi per conto di Schiavone e in particolare a Massimo Russo detto Paperino e al fratello Giuseppe Russo anche durante il periodo di latitanza. Lo stesso ha rapporti con i politici come Coronella, Nicola Cosentino,

Nicola Caputo, come vi ho riferito in precedenti verbali; i contatti erano finalizzati a vincere le gare di importanti opere pubbliche".







Gaetano Vassallo

Verbale del 28 agosto 2008. "Confesso che ho agito per conto della famiglia Bidognetti quale loro referente nel controllo della società Eco 4 gestita dai fratelli Orsi. Ai fratelli Orsi era stata fissata una tangente mensile di 50 mila euro... Posso dire che la società Eco4 era controllata dall'onorevole Nicola Cosentino e anche l'onorevole Mario Landolfi (An) vi aveva svariati interessi. Presenziai personalmente alla consegna di 50 mila euro in contanti da parte di Sergio Orsi a Cosentino, incontro avvenuto a casa di quest'ultimo a Casal di Principe... La mia conoscenza con Cosentino risale agli anni '80, quando lo stesso era appena uscito dal Psdi e si era candidato alla Provincia. Ricordo che in quella occasione fui contattato da Bernardo Cirillo, il quale mi disse che ... Cosentino era uno dei 'nostri' candidati ossia un candidato del clan Bidognetti. In particolare il Cirillo specificò che era stato proprio 'lo zio' (Francesco Bidognetti condannato all'ergastolo, ndr) a far arrivare questo messaggio.



Carmine Schiavone

Udienza del processo Spartacus, 10 gennaio 2000. "Alle elezioni del 1982 la famiglia portò i candidati Nicola Schiavone e Peppe Natale, quei due erano i due principali poi ciascun gruppo (il clan dei casalesi aveva allora tre componenti: gli Schiavone, i Bidognetti e i De Falco, ndr) portava un altro. Il gruppo Bidognetti all'epoca appoggiò 'o Americano', Nicola Cosentino che stava nel Partito socialdemocratico italiano, il Sole che nasce. Il gruppo Bidognetti una parte votò a Cosentino e una parte votò al nostro gruppo. Dopo le elezioni io imposi che il sindaco lo doveva fare Francesco Schiavone (un avvocato, cugino del boss omonimo, ndr).



Poi uscii a settembre con la libertà condizionale e l'amministrazione fu composta così: Schiavone Francesco, mio cugino, come sindaco; Schiavone Nicola, assessore ai Lavori pubblici; Natale Giuseppe, assessore alle Finanze, al Personale, Cosentino che entrò a far parte dell'amministrazione... Per votare la giunta secondo le nostre direttive tutti quanti i consiglieri comunali vennero chiamati uno a uno da Mario Iovine e da mio cugino Sandokan e mi fu detto da loro. Venivano invitati, anche attraverso altri consiglieri, a salire in macchina e ad andare in determinate case. E loro dovevano comportarsi bene perché rischiavano di non tornare a casa. Andarono tutti e gli dissero che gli assessori dovevano farli quei personaggi che poi fecero gli assessori. Perché loro erano solo un numero, sennò venivano ammazzati".
(09 ottobre 2008)



postato da: TheTripper alle ore ottobre 17, 2008 11:00 | link | commenti (3)
categorie: italia, politica, camorra, attualità, sud , scossa, vomitevole
mercoledì, 15 ottobre 2008

MONTECITORIO E' GOMORRA

Quando si vuole uccidere un serpente gli si mozza il capo,non la coda! Perchè la coda ricresce sempre! La "Coda" sono i "presunti boss", e i giovani corrieri della droga delle periferie affamate dalle amministrazioni comunali; il "Capo" è la Politica/Massoneria! Il "Capo" ha,tra gli altri,il volto plastificato di Berlusconi,e quello senza vergogna di Bassolino!

Roberto Saviano è stato tradito proprio dalla "legalità" e dalla "giustizia ordinaria"...che sono due "troie"! Non credo che lo Stato (pietoso) permetterà l'assassinio di Roberto: sarebbe ammettere di essere poco "sicuro", davanti ai suoi cittadini/sudditi/elettori! Tuttavia,con una lieve amarezza,devo ammettere che probabilmente il sacrificio di Saviano è da ritenersi vano,al fine del progetto di terminazione della Camorra! Ma grazie lo stesso,Robè! Davvero...!

"VOMITARE&SOVVERTIRE"

postato da: SognoRosso alle ore ottobre 15, 2008 14:53 | link | commenti
categorie: italia, attualità, schiavitù, vomitevole
domenica, 12 ottobre 2008

Piccola Biblioteca Aut Aut

Rumore. La centrifuga della lavatrice, il trillo del telefono, qualcuno bussa alla porta. Mi vesto. Esco. I motori delle auto, le marmitte spiombate delle motociclette, lo smog che puzza e l’olezzo della spazzatura al sole. Imput si sovrappongono nella mia testa, mente opto per salire in corriera. La folla si accalca, le buste della spesa, un bambino piange, un uomo mi mostra la sua povertà, una suoneria irrompe decisa. Delirio. Le porte si aprono. Fuggirei, lo sto già facendo. L’aria è intrisa, decido di ossigenare i pensieri, percorro una salita, mi affaccio all’angolo della strada, vedo l’ingresso, ho un po’ di affanno, il basolato riflette la tenue luce del sole. Mi avvicino e decido di chiudermi fuori. Decido di entrare, apro una porta ed esco dal rumore, esco e nell’atto di aprire quella porta entro in una biblioteca.
Mi sembra di avere attraversato dei secoli, mentre mi guardo intorno e sento affiorare un sospiro di sollievo. Lo rispetto, lo assecondo, indi mi muovo a passi lenti, sincronizzo il ritmo del corpo con quello dello spirito e lascio che il mio sguardo sfiori ammirato il dorso dei libri adagiati sugli scaffali.
Incontro nomi e titoli, non li leggo, non li scelgo, li sto semplicemente abbracciando ed essi mi abbracciano, mi cullano, mi consolano e mi parlano senza fonia di terre lontane, di delitti irrisolti, di scoperte scientifiche, di piante medicinali. Raccontano vite e disaminano fasi storiche, risvolti sociali, opere dell’ingegno dell’uomo e le grandi architetture del passato. L’informatica ed i suoi linguaggi, le conquiste delle femministe, i discorsi di Fidel, intravedo un libretto di Franco Freda, la Divina Commedia commentata da Natalino Sapegno ed un’opera di Fuentes in lingua spagnola. Continuo a spaziare e raggiungo le fiabe, saluto Carrol accanto a Collodi, Moby Dick e le favole di Fedro. Cerco di ricordare l’occasione in cui ho letto Il gabbiano Jonathan Livingston e mi sovviene l’infanzia, la tenerezza, il calore ammaliante di una ninna nanna…... poi scopro il linguaggio dell’uomo, un saggio sui dialetti del Sud, la tradizione orale e rifletto sul lungo cammino percorso fin qui dai tempi della gola di Olduvai.
Sento di essere entrata in un tempio, un tempio laico, un tempio cristiano, un tempio induista e buddista, mi incuriosisce il Corano che scorgo tra i libri della sezione Religione. Risalgo la foce del Nilo, giungo ad Alessandria, mi sembra di vedere la sua Biblioteca ed il Serapeo intrisi di rotoli, stuoli di scrivani intenti a ricopiarli per renderli eterni, il trionfo di Aureliano, le parole leggendarie del califfo Omar, il fuoco che annulla il lavoro dell’uomo e cancella un patrimonio di conoscenze inestimabile.
Ed ecco che l’uomo ricomincia, infaticabile, a raccogliere i suoi libri in un inarrestabile desiderio di sopravvivenza.  Biblioteche ricchissime nate per donazioni.
In una biblioteca nata interamente per donazione, per spirito di solidarietà, ristoro il mio spirito a contatto con un patrimonio di libri che proviene da tante case, come una volta proveniva da tante navi. Mi sento meglio, sono l’anello di un intreccio, indispensabile perché il mondo resti collegato. Sono unico e vivo perché dalla mia memoria altri possano conoscere e vivere di più e meglio. Sono io e qualunque gesto io compia, qualunque idea io concepisca resta quale traccia indelebile nella millenaria stratigrafia del mondo perché altri in futuro possano e sappiano leggerla.
E’ passata un’ora o forse più. Mi siedo e provo un profondo piacere che non mi consente di andare via. Ci sono posti che ti cullano e ti proteggono e qui riesco anche ad interloquire serenamente con me stessa.
La ‘Piccola Biblioteca Aut Aut’ è una biblioteca di pubblica lettura ed è aperta nei seguenti orari:
lunedì-mercoledì 10 – 12,30;
martedì – giovedì 17 – 22;
sabato 10,30 – 12,30.
Più siamo, più l’amiamo, più crescerà e sarà per più tempo a disposizione di tutti.
postato da: Malamerika alle ore ottobre 12, 2008 12:15 | link | commenti (1)
categorie: cultura, avviso, attualità, città, società, scossa
mercoledì, 08 ottobre 2008

una storia da sapere

ciao a tutti, con un piccolo articolo scritto da una persona competente volevo portarvi a conoscenza di una storia che potrebbe mettere in chiaro una volte per tutte la vicenda "rifiuti in campania" ed il perche' oggi si reclamano tanto gli inceneritori in campania: buona lettura....

 

Le elezioni di maggio 2008 hanno decretato l’espulsione dal Parlamento Italiano dei partiti della sinistra storica italiana. Oltre al risultato del voto popolare, che c’è dietro? Sembrerà strano, ma ragionando scientificamente sui dati, si delinea uno scenario al centro del quale si trova il giro di affari connesso ai rifiuti della Campania, o meglio ai consistenti guadagni (provenienti dalle nostre tasche grazie al CIP6) garantiti dall’incenerimento del maggior volume possibile di immondizia. La storia del CIP6 è costellata da interventi "miracolosi" che ripetutamente hanno snaturato le originarie intenzioni di finanziare solo la produzione di energia alternativa non inquinante. Il CIP6 è stato introdotto nel 1992 con la delibera n. 6 del Comitato Interministeriale Prezzi (CIP) e consiste in una maggiorazione del 6% del prezzo dell'elettricità pagato dai consumatori finali che dal 1992 hanno sborsato mediamente circa 60 euro l'anno in piu'. Nel momento in cui si stampava la norma, è avvenuto il primo "miracolo" grazie ad una mano che accanto all'espressione "energie rinnovabili" aggiunse "o assimilate". Il secondo miracolo si verificò, dopo la direttiva comunitaria del 2001/77 (relativa a benefici solo per le fonti rinnovabili), con l’emanazione del relativo decreto attuativo (D.Lgs. n°387/2003) che estese i benefici anche alla produzione energetica dai rifiuti. La conseguenza di questi miracoli è stata che gli oltre 40 miliardi di fondi del CIP6 stanziati in questi anni sono serviti per il 76% a finanziare le "assimilate", e solo in minima parte a promuovere le vere "energie rinnovabili" (solare, eolico, geotermico, idroelettrico). In tal modo i pubblici denari si sono riversati nelle voraci casse di grandi aziende per produrre energia da fonti non rinnovabili e inquinanti (centrali termoelettriche, produzione di gas e carbone da residui di raffineria, termovalizzatori connessi agli inceneritori di rifiuti). Nell’autunno 2007è stata approvata la Finanziaria 2008 che ha interrotto i "miracoli" prevedendo l’abolizione del CIP6 per le energie assimilate; l’articolo 30, infatti, prevede che gli incentivi CIP6 (di cui al secondo periodo del comma 1117 della Finanziaria 2007) siano destinati solo agli impianti realizzati e operativi, e non a quelli già autorizzati ma in costruzione o non ancora costruiti. I nuovi inceneritori, tra cui quello di Acerra (e gli altri 4 previsti in Campania), non avrebbero usufruito dei consistenti e gratuiti contributi statali. Il 10 gennaio 2008 su ordine della magistratura di S. Maria Capua Vetere sono stati arrestati numerosi esponenti di punta dell’UDEUR campano tra cui la moglie del Ministro Mastella. Sono seguite la crisi e le dimissioni del Governo Prodi. A Camere sciolte e contro la volontà del Parlamento, con un "colpettino di stato" passato inosservato e benevolmente accolto da una gran parte dei media che contano, lo "scadente" Prodi ha ripreso la serie di miracoli emanando due ordinanze con le quali ha concesso di nuovo il CIP6 all’inceneritore di Acerra e, stravolgendo il parere della Commissione VIA del Ministero dell’Ambiente, ha stabilito che, nel citato impianto, potranno essere bruciati i rifiuti tal quale e non solo i CDR prodotti secondo i requisiti di legge. Il governo Berlusconi, neoeletto, ha immediatamente ratificato il miracolo di Prodi. Prodi con due ordinanze ha aperto la via per lauti guadagni parassitari secondo le direttive già impartite dall’ABI nel 1998 quando ordinò di non rispettare l’ordinanza del Ministro dell’Interno Napoletano, con delega alla Protezione Civile, che avrebbe evitato gli ultimi 10 anni di scandalo rifiuti in Campania. Napolitano aveva ordinato che entro il 2000 la Campania doveva ridurre del 35% i rifiuti prodotti, che entro il 1998 dovevano essere realizzati gli impianti per la produzione di CDR a norma e che nell’attesa che fossero costruiti gli inceneritori le ecoballe non dovevano essere accumulate ma bruciate a carico dell’affidatario. Nell’autunno 1998, come si legge nel libro Ecoballe di Paolo Rabitti, con l’intervento di ABI (Associazione Bancaria Italiana) tramite il Direttore Generale, si inizia a compiere il "miracolo" che farà accumulare vari milioni di tonnellate di rifiuti imballati in discariche inadeguate ubicate sui fertilissimi terreni della piana campana, in attesa di essere bruciate nell’inceneritore di Acerra reso "amico" da vari interventi miracolosi in modo da fare incassare il contributo CIP6. E’ evidente che la sinistra italiana, con l’eliminazione del CIP6 dalla finanziaria 2008, ha ostacolato il disegno delle lobbies che contano che hanno investito, da tempo, anche sull’operazione rifiuti in Campania. Ciò deve avere decretato la caduta concordata del Governo Prodi per andare a nuove elezioni con compagini partitiche sostanzialmente amiche delle lobbies che contano per espellere dal parlamento coloro che ancora ostacolavano i facili guadagni parassitari che proprio nei rifiuti della Campania hanno una sorgente copiosa. Caduta che deve essere stata concordata perché Prodi, sciolto il suo governo, ha subito fatto grossi favori alle lobbies con le due citate ordinanze a Camere sciolte. La sinistra storica, in parte impegolata, impantanata e annebbiata non ha capito in tempo la strategia lobbystica che, probabilmente, ha ottenuto risultati impensati che stanno trasformando la Campania in terra di facile conquista coloniale, di lauti guadagni parassitari e di sperimentazione per una progressiva riduzione della democrazia tramite l’abuso dei poteri speciali commissariali. Più di qualsiasi raffinata strategia politica, un efficace intervento lobbystico, basato sulla creazione di una inesistente emergenza rifiuti senza fine, ben sostenuto da una gran parte dei mass media che contano, servili e velinari, avrebbe fatto "perire" di CIP6 la sinistra italiana e fatto scomparire una vera opposizione parlamentare. Brutta fine e preoccupante prospettiva per gli italiani in una nazione comandata, più che mai, dalla lobbycrazia.

Franco Ortolani

Ordinario di Geologia, Università di Napoli Federico II

4 ottobre 2008

 

Comunisti Italiani, Rifondazione e Verdi: espulsi dal CIP6

postato da: joytool alle ore ottobre 08, 2008 20:05 | link | commenti (1)
categorie: attualità
lunedì, 06 ottobre 2008

 

C'era una volta un potere che andava oltre quello del Consiglio di Stato! Tale potere era detto "Popolare",ovvero "appartenente al Popolo"...! Ora questa anacronistica fiaba italiana scopre il suo ampio fondo di veridicità,attraverso il Movimento NO DAL MOLIN,e attraverso Vicenza e gran parte degli italiani solidali! Votate anche voi,amici battipagliadalbassiani, per dire NO DAL MOLIN,attraverso il blog di Beppe Grillo (post del 4-5/10/2008)! Il nostro voto avrà valenza non ufficiale,ma sicuramente sarà difficile da ignorare,perfino per il Regime P2 di Veltrusconi! Grazie...!

"VOMITARE&SOVVERTIRE"

postato da: SognoRosso alle ore ottobre 06, 2008 17:38 | link | commenti
categorie: