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sabato, 31 gennaio 2009

DECIMO MESE DEL REGIME VELTRUSCONI

 

 

Alla vigila dell'inizio del decimo mese di Regime Veltrusconiano,nessun segno veramente forte e convinto di ribellione,in seno al Bel Paese Sodomizzato! 

Re Giorgio Napolitano fa da chioccia a Veltrusconi,per la gioia di Nonno Licio: firma leggi che avrebbero fatto vomitare le budella perfino a Pol Pot o a Pinochet; tace strategicamente ; si finge pisciasotto e  arteriosclerotico in taluni  momenti ,e più arzillo di Califano imbottito di viagra e cocaina, in certi altri! Sceglie sempre la "convenienza"...senza andare alla COOP!

Tonino Di Pietro,l'unico oppositore ufficiale di Veltrusconi,secerne incoerenza da ogni orifizio; di continuo! La cosa più coerente che ha fatto il leader dell' Italia dei Valori Alterati nella sua carriera nel Palazzo,è stata mettere la cravatta rossa sulle scarpe marroni il giorno delle elezioni politiche 2006,perchè bene si abbinavano con il vestito di Veltroni,la polarità sinistra-sì,proprio in quel senso-di Veltrusconi! E ho detto tutto! Tonino si impegna e si inalbera a volte con toccante partecipazione! Ma oltre le piazzate di piazza,l'uomo che insegnava al CEPU,non sembra voglia e possa fare!   

Amici fraterni di Battipagliadalbasso,è solamente dalla Base che può partire il Cambiamento,non "obamamente" inteso; dall'attivismo fuori dalle istituzioni,le quali essendo controllate con folle eclatanza, non possono essere proprio per definizione strumento di Rivoluzione! DISOBBEDITE A VELTRUSCONI,IN OGNI DOVE,CON OGNI COME,E PERFINO OGNI QUANTUNQUE!!! Cari,più che a Resistere,io vi invito ad AGIRE!!! 

"VOMITARE&SOVVERTIRE"

 

 

 

 

postato da: SognoRosso alle ore gennaio 31, 2009 16:24 | link | commenti (7)
categorie: italia, politica, attualità, vomitevole
sabato, 24 gennaio 2009

14 febbraio 2009

14 FEBBRAIO 2009
VISITA AL MUSEO DI PONTECAGNANO E DELL’AGRO PICENTINO
Dedicata a
“Gianni Bailo Modesti”
 
Il Museo Archeologico di Pontecagnano e dell’Agro Picentino è stato inaugurato nell’Aprile del 2007 con grande soddisfazione del Ministero preposto e del Comune che lo ospita.
Da allora sono trascorsi due anni durante i quali sono cambiate tante cose: ci ha lasciato Gianni Bailo Modesti, illustre archeologo ‘picentino’ di adozione che ha contribuito grandemente alla nascita ed all’allestimento del Museo, sono stati tagliati del 50% i fondi destinati al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, sono andati esauriti finanche gli opuscoli stampati illo tempore perché guidassero i visitatori tra le teche ricchissime di storia materiale del territorio, nel quale, nonostante tutto, viviamo ed operiamo. E’ risaputo che in tempi di crisi economica, il paniere delle fasce meno ricche della popolazione non si riempie di cultura perché stenta ad arrivare pieno di qualsiasi cosa alla fine del mese, eppure l’Associazione Culturale Aut Aut ed il Circolo Legambiente di Pontecagnano “Occhi Verdi” – quest’ultimo distintosi per la gestione decennale del Parco Archeologico dell’antica Picentia – hanno ritenuto opportuno lanciare una piccola, ingenua, appassionata sfida nel giorno di S. Valentino.
Il tema è “A S. Valentino porta al Museo la persona che ami” e noi aggiungeremmo che questo piccolo gesto compiuto proprio in quel giorno, comporta un duplice effetto positivo: in primis si rende partecipe la persona amata della memoria collettiva di un territorio dalla storia pluristratificata, nel quale l’insediamento urbano, conosciuto come Picentia dalle fonti romane, ha giocato un rilevante ruolo di mediatore culturale con tutto il Mediterraneo e di baluardo per i contatti con l’entroterra, un vero e proprio emporio, le cui vestigia ancora reclamano la loro parte ed il proprio ruolo tra gli scavi della città moderna di Pontecagnano. Ecco, partecipare della storia collettiva di un territorio noi riteniamo aiuti a conoscersi meglio, come un invito a prendere confidenza ed intimità con un passato che pure ci appartiene, come quando si sfoglia col proprio compagno un vecchio album di famiglia: quale giorno migliore dunque che riscoprirlo nel giorno dedicato all’amore.
L’altro effetto non trascurabile è quello che scaturisce dal fatto che liberi cittadini si prendano cura di una struttura, quale il Museo Archeologico di Pontecagnano e dell’Agro Picentino, che vanta un patrimonio archeologico tale da poter rappresentare per se stesso un’ inesauribile attrattiva per i turisti ed una fonte di ricchezza per il territorio che pure ha investito molto per la sua realizzazione.
L’appuntamento è per il 14 Febbraio 2009 davanti all’ingresso del Museo, in via Lucania a Pontecagnano: sono previste visite guidate dalle h. 9 alle 14, un piccolo aperitivo è offerto dall’Azienda Agricola ‘Terra di Vento’ e alle signore, che hanno diritto all’ingresso gratuito, è stato preparato un piccolo omaggio.
Non mancate, il biglietto costa solo 2 euro!
Per info rivolgersi ai seguenti numeri: 3207531220 oppure ai seguenti indirizzi e.mail aut.aut.associazione@alice.it; occhiver@tiscali.it
 
Associazione Culturale Aut Aut
 
Legambiente Pontecagnano
Circolo ‘Occhi Verdi’
postato da: Malamerika alle ore gennaio 24, 2009 19:20 | link | commenti
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giovedì, 22 gennaio 2009

Tratto da 'Il sistema periodico' di Primo Levi...

E’ lecito parlare di “un certo” atomo di carbonio? Per il chimico esiste qualche dubbio, perché non si conoscono fino ad oggi (1970) tecniche che consentano di vedere, o comunque isolare, un singolo atomo; nessun dubbio esiste per il narratore, il quale pertanto si dispone a narrare.
            Il nostro personaggio giace dunque da centinaia di milioni di anni, legato a tre atomi d’ossigeno e a uno di calcio, sotto forma di roccia calcarea: ha già una lunghissima storia cosmica alle spalle ma la ignoreremo. Per lui il tempo non esiste, o esiste solo sotto forma di pigre variazioni di temperatura, giornaliere e stagionali, se, per la fortuna di questo racconto, la sua giacitura non è troppo lontana dalla superficie del suolo. La sua esistenza, alla cui monotonia non si può pensare senza orrore, è un’alternanza spietata di caldi e di freddi, e cioè di oscillazioni (sempre di ugual frequenza) un po’ più strette o un po’ più ampie: una prigionia, per lui potenzialmente vivo, degna dell’inferno cattolico. A lui, fino a questo momento, si addice il tempo presente, che è quello della descrizione, anziché uno dei passati, che sono i tempi di chi racconta: è congelato in un eterno presente, appena scalfito dai fremiti moderati dell’agitazione termica.
Ma appunto per la fortuna di chi racconta, che in caso diverso avrebbe finito di raccontare, il banco calcareo di cui l’atomo fa parte giace in superficie. Giace alla portata dell’uomo e del suo piccone (onore al piccone e ai suoi più moderni equivalenti: essi sono tutt’ora i più importanti intermediari nel millenario dialogo fra gli elementi e l’uomo): in un qualsiasi momento, che io narratore decido per puro arbitrio essere nell’anno 1840, un colpo di piccone lo staccò e gli diede l’avvio verso il forno a calce, precipitandolo nel mondo delle cose che mutano. Venne arrostito affinché si separasse dal calcio, il quale rimase per così dire con i piedi per terra e andò incontro a un destino meno brillante che non narreremo; lui, tuttora fermamente abbarbicato a due dei tre suoi compagni ossigeni di prima, uscì per il camino e prese la via dell’aria. La sua storia, da immobile, si fece tumultuosa.
            Fu colto dal vento, abbattuto al suolo, sollevato a dieci chilometri. Fu respirato da un falco, discese nei suoi polmoni precipitosi, ma non penetrò nel suo sangue ricco, e fu espulso. Si scolse per tre volte nell’acqua del mare, una volta nell’acqua di un torrente in cascata, e ancora fu espulso. Viaggiò col vento per otto anni, ora alto, ora basso, sul mare e fra le nubi, sopra foreste, deserti e smisurate distese di ghiaccio; poi incappò nella cattura e nell’avventura organica.
            Il carbonio, infatti, è un elemento singolare: è il solo che sappia legarsi con se stesso in lunghe catene stabili senza grande spesa di energia, ed alla vita sulla terra (la sola che finora conosciamo) occorrono appunto lunghe catene. Perciò il carbonio è l’elemento chiave della sostanza vivente: ma la sua promozione, il suo ingresso nel mondo vivo, non è agevole, e deve seguire un cammino obbligato, intricato, chiarito (e non ancora definitivamente) solo in questi ultimi anni. Se l’organicazione del carbonio non si svolgesse quotidianamente intorno a noi, sulla scala dei miliardi di tonnellate alla settimana, dovunque affiori il verde di una foglia le spetterebbe a pieno diritto il nome di miracolo. L’atomo di cui parliamo, accompagnato dai suoi due satelliti che lo mantenevano allo stato di gas, fu dunque condotto dal vento, nell’anno 1848, lungo un filare di viti. Ebbe la fortuna di rasentare una foglia, di penetrarvi, e di essere inchiodato da un raggio di sole. Se qui il mio linguaggio si fa impreciso ed allusivo, non è solo per mia ignoranza: questo avvenimento decisivo, questo fulmineo lavoro a tre, dell’anidride carbonica, della luce e del verde vegetale, non è stato ancora descritto in termini definitivi, e forse non lo sarà per molto tempo ancora, tanto esso è diverso da quell’altra chimica “organica” che è opera ingombrante, lenta e ponderosa dell’uomo: eppure questa chimica fine e svelta è stata “inventata” due o tre miliardi d’anni addietro dalle nostre sorelle silenziose, le piante, che non sperimentano e non discutono, e la cui temperatura è identica a quella dell’ambiente in cui vivono. Se comprendere vale farsi un’immagine, non ci faremo mai un’immagine di uno happening la cui scala è il milionesimo di millimetro, il cui ritmo è il milionesimo di secondo, ed i cui attori sono per loro essenza invisibili. Ogni descrizione verbale sarà mancante, ed una varrà l’altra: valga quindi la seguente.
            Entra nella foglia, collidendo con altre innumerevoli (ma qui inutili) molecole di azoto e ossigeno. Aderisce a una grossa e complicata molecola che lo attiva, e simultaneamente riceve il decisivo messaggio dal cielo sotto la forma folgorante di un pacchetto di luce solare: in un istante, come un insetto preda del ragno, viene separato dal suo ossigeno, combinato con idrogeno e (si crede) fosforo, ed infine inserito in una catena, lunga o breve non importa, ma è la catena della vita. Tutto questo avviene rapidamente, in silenzio, alla temperatura e pressione dell’atmosfera, e gratis: cari colleghi, quando impareremo a fare altrettanto saremo “sicut Deus”, ed avremo anche risolto il problema della fame nel mondo.
            Ma c’è di più e di peggio, a scorno nostro e della nostra arte. L’anidride carbonica, e cioè la forma aerea del carbonio, di cui abbiamo finora parlato: questo gas che costituisce la materia prima della vitala scorta permanente a cui tutto ciò che cresce attinge, e il destino ultimo di ogni carne, non è uno dei componenti principali dell’aria, bensì un rimasuglio ridicolo, un’”impurezza” trenta volte meno abbondante dell’argon di cui nessuno si accorge. L’aria ne contiene il 0,03 per cento: se l’Italia fosse l’aria, i soli italiani abilitati ad edificare la vita sarebbero ad esempio i 15000 abitanti di Milazzo, in provincia di Messina. Questo, in scala umana, è un’acrobazia ironica, uno scherzo da giocoliere, una incomprensibile ostentazione di onnipotenza-prepotenza, poiché da questa sempre rinnovata impurezza dell’aria veniamo noi: noi animali e noi piante, e noi specie umana, coi nostri quattro miliardi di opinioni discordi, i nostri millenni di storia, le nostre guerre e vergogne e nobiltà e orgoglio. Del resto, la nostra stessa presenza sul pianeta diventa risibile in termini geometrici: se l’intera umanità, circa 250 milioni di tonnellate, venisse ripartita come un rivestimento di spessore omogeneo su tutte le terre emerse, la “statura dell’uomo” non sarebbe visibile a occhio nudo; lo spessore che si otterrebbe sarebbe di circa sedici millesimi di millimetro.
            Ora il nostro atomo è inserito: fa parte di una struttura, nel senso degli architetti; si è imparentato e legato con cinque compagni, talmente identici a lui che solo la finzione del racconto mi permette di distinguerli. E’ una bella struttura ad anello, un esagono quasi regolare, che però va soggetto a complicati scambi ed equilibri con l’acqua in cui sta sciolto; perché ormai sta sciolto in acqua, anzi, nella linfa della vita, e questo, di stare sciolti, è obbligo e privilegio di tutte le sostanza che sono destinate a (stavo per dire “desiderano”) trasformarsi. Se poi qualcuno volesse proprio sapere perché un anello, e perché esagonale, e perché solubile in acqua, ebbene, si dia pace: queste sono fra le non molte domande a cui la nostra dottrina sa rispondere con un discorso persuasivo, accessibile a tutti, ma fuori luogo qui.
E’ entrato a far parte di una molecola di glucosio, tanto per dirla chiara: un destino ne carne ne pesce, mediano, che lo prepara ad un primo contatto con il mondo animale, ma non lo autorizza alla responsabilità più alta, che è quella di far parte di un edificio proteico. Viaggiò dunque, col lento passo dei succhi vegetali, dalla foglia per il picciolo e per il tralcio fino al tronco, e di qui discese fino a un grappolo quasi maturo. Quello che seguì è di pertinenza dei vinai: a noi interessa solo precisare che sfuggì (con nostro vantaggio, perché non lo sapremmo ridurre in parole) alla fermentazione alcoolica, e giunse al vino senza mutare natura.
            E’ destino del vino essere bevuto, ed è destino del glucosio essere ossidato. Ma non fu ossidato subito: il suo bevitore se lo tenne nel fegato per più di una settimana, bene aggomitolato e tranquillo, come alimento di riserva per uno sforzo improvviso; sforzo che fu costretto a fare la domenica seguente, inseguendo un cavallo che si era adombrato. Addio alla struttura esagonale: nel giro di pochi istanti il gomitolo fu dipanato e ridivenne glucosio, questo venne trascinato dalla corrente del sangue fino ad una fibrilla muscolare di una coscia, e qui brutalmente spaccato in due molecole di acido lattico, il tristo araldo della fatica: solo più tardi, qualche minuto dopo, l’ansito dei polmoni poté procurare l’ossigeno necessario ad ossidare con calma quest’ultimo. Così una nuova molecola di anidride carbonica ritornò all’atmosfera, ed una parcella dell’energia che il sole aveva ceduta al tralcio passò dallo stato di energia chimica a quello di energia meccanica e quindi si adagiò nell’ignava condizione di calore, riscaldando impercettibilmente l’aria smossa dalla corsa e il sangue del corridore. “così è la vita”, benché raramente essa venga così descritta: un inserirsi, un derivare a suo vantaggio, un parassitare il cammino in giù dell’energia dalla sua nobile forma solare a quella degradata di calore a bassa temperatura. Su questo cammino all’ingiù, che conduce all’equilibrio e cioè alla morte, la vita disegna un’ansa e ci si annida.
            Siamo di nuovo anidride carbonica, del che ci scusiamo: è un passaggio obbligato, anche questo: se ne possono immaginare o inventare altri, ma sulla terra è così. Di nuovo vento, che questa volta porta lontano: supera gli Appennini e l’Adriatico, la Grecia l’Egeo e Cipro: siamo sul Libano e la danza si ripete. L’atomo di cui ci occupiamo è ora intrappolato in una struttura che promette di durare a lungo: è il tronco venerabile di un cedro, uno degli ultimi; è ripassato per gli stadi che abbiamo già descritti, ed il glucosio di cui fa parte appartiene, come il grano di un rosario, ad una lunga catena di cellulosa. Non è più la fissità allucinante e geologica della roccia, non sono più i milioni di anni, ma possiamo bene parlare di secoli, perché il cedro è un albero longevo. E’ in nostro arbitrio abbandonarvelo per un anno o per cinquecento: diremo che dopo vent’anni (siamo nel 1868) se ne occupa un tarlo. Ha scavato la sua galleria fra il tronco e la corteccia, con la voracità cieca e ostinata della sua razza; trapanando è cresciuto, il suo cunicolo è andato ingrossando. Ecco, ha ingoiato e incastonato in se stesso il soggetto di questa storia; poi si è impupato, ed è uscito in primavera sotto forma di brutta farfalla grigia che ora si sta asciugando al sole, frastornata e abbagliata dallo splendore del giorno: lui è là , in uno dei mille occhi dell’insetto, e contribuisce alla visione sommaria e rozza con cui esso si orienta nello spazio. L’insetto viene fecondato, depone le uova e muore: il piccolo cadavere giace nel sottobosco, si svuota dei suoi umori, ma la corazza di chitina resiste a lungo, quasi indistruttibile. La neve e il sole ritornano sopra di lei senza intaccarla: è sepolta dalle foglie morte e dal terriccio, è diventata una spoglia, una “cosa”, ma la morte degli atomi, a differenza della nostra, non è mai irrevocabile. Ecco al lavoro gli onnipresenti, gli instancabili e invisibili becchini del sottobosco, i microrganismi dell’humus. La corazza, con i suoi occhi ormai ciechi, è lentamente disintegrata, e l’ex bevitore, l’ex cedro, ex tarlo, ha nuovamente preso il volo.
            Lo lasceremo volare per tre volte intorno al mondo, fino al 1960, ed a giustificazione di questo intervallo così lungo rispetto alla misura umana faremo notare che esso è assai più breve della media: questa, ci si assicura, è di duecento anni. Ogni duecento anni, ogni atomo di carbonio che non sia congelato in materiali ormai stabili (come appunto il calcare, o il carbon fossile, o il diamante, o certe materie plastiche) entra e rientra nel ciclo della vita, attraverso la porta stretta della fotosintesi. Esistono alte porte? Sì, alcune sintesi create dall’uomo; sono un titolo di nobiltà per l’uomo-fabbro, ma finora la loro importanza quantitativa è trascurabile. Sono porte ancora molto più strette di quella del verde vegetale: consapevolmente o no, l’uomo non ha cercato finora di competere con la natura su questo terreno, e cioè non si è sforzato di attingere dall’anidride carbonica dell’aria il carbonio che gli è necessario per nutrirsi, per vestirsi, per riscaldarsi, e per i cento altri bisogni più sofisticati della vita moderna. Non lo ha fatto perché non ne ha avuto bisogno: ha trovato, e tuttora trova (ma per quanti decenni ancora?) gigantesche riserve di carbonio già organicato, o almeno ridotto. Oltre al mondo vegetale ed animale, queste riserve sono costituite dai giacimenti di carbon fossile e di petrolio: ma anche questi sono eredità di attività fotosintetiche compiute in epoche lontane, per cui si può bene affermare che la fotosintesi non è solo l’unica via per cui il carbonio si fa vivente, ma anche al sola per cui l’energia del sole si fa utilizzabile chimicamente.
            Si può dimostrare che questa storia, del tutto arbitraria, è tuttavia vera. Potrei raccontare innumerevoli storie diverse, e sarebbero tutte vere: tutte letteralmente vere, nella natura dei trapassi, nel loro ordine e nella loro data. Il numero degli atomi è tanto grande che se ne troverebbe sempre uno la cui storia coincida con una qualsiasi storia inventata a capriccio. Potrei raccontare storie a non finire, di atomi di carbonio che si fanno colore o profumo nei fiori; di altri che da alghe minute a piccoli crostacei, a pesci via via più grossi, ritornano anidride carbonica nelle acque del mare, in un perpetuo spaventoso girotondo di vita e di morte, in cui ogni divoratore è immediatamente divorato; di altri che raggiungono invece una decorosa semi-eternità nelle pagine ingiallite di qualche documento d’archivio, o nella tela di un pittore famoso; di quelli a cui toccò il privilegio di far parte di un granello di polline, e lasciarono la loro impronta fossile nelle rocce per la nostra curiosità; di altri ancora che discesero a far parte dei misteriosi messaggeri di forma del genere umano, e parteciparono al sottile processo di scissione duplicazione e fusione da cui ognuno di noi è nato. Ne racconterò invece soltanto ancora una, la più segreta, e la racconterò con l’umiltà e il ritegno di chi sa fin dall’inizio che il suo tema è disperato, i mezzi fievoli, e il mestiere di rivestire i fatti con parole fallimentare per sua profonda essenza.
            E’ di nuovo tra noi, in un bicchiere di latte. E’ inserito in una lunga catena, molto complessa, tuttavia tale che quasi tutti i suoi anelli sono accetti al corpo umano. Viene ingoiato: e poiché ogni struttura vivente alberga una selvaggia diffidenza verso ogni apporto di altro materiale di origine vivente, la catena viene meticolosamente frantumata, e i frantumi, uno per uno, accettati o respinti. Uno, quello che ci sta a cuore, varca la soglia intestinale ed entra nel torrente sanguigno: migra, bussa alla porta di una cellula nervosa, entra e soppianta un altro carbonio che ne faceva parte. Questa cellula appartiene a un cervello, e questo è il mio cervello, di me che scrivo, e la cellula in questione, ed in essa l’atomo in questione, è addetta al mio scrivere, in un gigantesco minuscolo gioco che nessuno ha ancora descritto. E’ quella che in questo istante, fuori da un labirintico intreccio di sì e di no, fa sì che la mia mano corra in un certo cammino sulla carta, la segni di queste volute che sono segni; un doppio scatto, in su e in giù, fra due livelli d’energia guida questa mia mano ad imprimere sulla carta questo punto: questo.

postato da: Malamerika alle ore gennaio 22, 2009 08:18 | link | commenti (2)
categorie: cultura, politica, personale, mondo, attualità
venerdì, 16 gennaio 2009

PALESTINA-APPELLO La questione morale del nostro tempo

di Ali Rashid (arabo) e Moni Ovaia (ebreo).



da IL MANIFESTO dell’8 gennaio ’09 – pagina 10









Le immagini che giungono da Gaza ci parlano di una tragedia di dimensioni immani e le parole non bastano per esprimere la nostra indignazione. Col passare dei giorni cresce la barbarie che insieme alla vita, alle abitazioni, agli affetti, ai luoghi della cultura e della memoria, distrugge in tutti noi l’umanità e con essa il sogno e la speranza. E deforma in noi il buon senso, mortifica la cultura del diritto, forgiata dalle tragedie del secolo passato per prevenirne la ripetizione.



Così diventano carta straccia le convenzioni internazionali e le norme basilari del diritto internazionale nonché le sue istituzioni, paralizzate dai veti e svuotate di autorevolezza oltre che di strumenti per l’agire.

Così crescono l’odio e il rancore, si radicalizzano le posizioni e le distanze diventano incomunicabilità. Le stesse responsabilità si confondono, tanto che la vita in una prigione a cielo aperto diviene la normalità, l’invasione di uno degli eserciti più potenti del mondo è alla stessa stregua dl un atto pur esecrabile di terrorismo.



Ma così non si aiuta la pace, che è fatta in primo luogo di ascolto, dialogo e compromesso. Certo, anche di diritto, ma abbiamo visto che per questa sola via sessant’anni non sono bastati e dopo ogni crisi ci si è ritrovati con un po’ di rancore in più e di certezza del diritto in meno.



Noi sappiamo che l’occupazione genera resistenza, la guerra rafforza il terrorismo, la violenza cambia le persone e i fondamentalismi si alimentano reciprocamente. Ma abbiamo anche imparato in tutti questi anni che gli obiettivi di pace, sicurezza e prosperità non Passano attraverso l’uso della forza delle armi, ma attraverso l’adozione di scelte accettabili per entrambe le parti in causa e l’avvio di un processo di riconoscimento reciproco, del dolore dell’altro in primo luogo, che è il primo passo verso la riconciliazione.



Al contrario, ogni volta che ci si è avvicinati ad un compromesso accettabile, il ricorso scellerato alla violenza. all’assassinio premeditato, all’annichilimento dell’altro, è servito a demolire ciò che si era pazientemente costruito, quel po’ di fiducia reciproca in primo luogo.



Il tutto viene poi complicato dal peso della storia che in questo contesto, nel rapporto fra Europa. «Terrasanta» e Medio Oriente, agisce come un macigno non elaborato, generando falsa coscienza, ipocrisia. irresponsabilità.



L’esito è stato l’incancrenirsi di una questione, quella palestinese, che ha avuto ed ha effetti destabilizzanti in tutta la regione ed anche oltre, diventando - come ebbe a definirla Nelson Mandela - «la questione morale del nostro tempo».



Di questo vulnus si sono nutriti in questi anni il terrorismo e il fondamentalismo, regimi autoritari e cultori dello scontro di civiltà. A pagare sono state le popolazioni della regione, sono i bambini e i ragazzi cresciuti in un contesto di odio, di violenza e di paura, ma anche la democrazia e la cultura laica che pure traevano vigore dalle tradizioni ebraiche e arabo- palestinesi.



Così anche da questa guerra, assassina e stupida come ogni guerra, a trame vantaggio saranno solo i fondamentalismi e chi pensa che la soluzione possa venire dall’annichilimento dell’avversario.



Come hanno scritto nei giorni scorsi corsi Vaclav Havel, Desmond Tutu ed altri uomini di cultura «.. .quello che è in gioco a Gaza è l’etica fondamentale del genere umano. Le sofferenze, l'arbitrio con cui si distruggono vite umane, la disperazione, la privazione della dignità umana in questa regione durano ormai da troppo tempo. I palestinesi di Gaza, e tutti coloro che in questa regione vivono nel degrado e privi di ogni speranza non possono aspettare l'entrata in azione di nuove amministrazioni o istituzioni internazionali. Se vogliamo evitare che la Fertile Crescent, la “Mezzaluna fertile” del Mediterraneo del Sud divenga sterile, dobbiamo svegliarci e trovare il coraggio morale e la visione politica per un salto qualitativo in Palestina».



Per questo facciamo appello alle persone che amano la pace e che vedono nella tragedia di queste ore la loro stessa tragedia, di fare tutto ciò che è nelle loro possibilità affinché vi sia:



- l’immediato, totale, cessate il fuoco - non la beffa delle «tre ore»;

- la fine dell’assedio sulla Striscia di Gaza e il rispetto delle istituzioni palestinesi democraticamente elette;

- l’intervento di una forza di pace internazionale sotto l’egida delle Nazioni Unite in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza lungo i confini del ‘67;

- l’avvio di un negoziato per arrivare ad una soluzione politica basata sul rispetto dei diritti dei popoli, delle minoranze e della persona, nell’ambito di un processo che possa garantire nell’immediato confini sicuri per lo Stato di Israele e per Io Stato di Palestina;

- la creazione di un comitato per la pace in Palestina, che superi i limiti e le strumentalizzazioni che hanno caratterizzato le iniziative degli ultimi anni;

- l’adesione delle persone e delle associazioni che hanno a cuore la pace in Medio Oriente per impedire che il conflitto si trasformi in guerre di religione e tra civiltà, con la promozione di iniziative su tutto il territorio italiano e la convocazione di una manifestazione nazionale al più presto.



Non di meno, in un contesto dove l’interdipendenza è il tratto del nostro tempo e come persone che hanno comuni radici mediterranee, non smettiamo di pensarci come cittadini di una comune regione post-nazionale euromediterranea, parte di una cultura che - attraverso la storia di conflitti tra città e campagna, o nella concorrenza tra fede e sapere, o nella lotta tra i detentori del dominio politico e le classi antagoniste — si è lacerata più di tutte le al- tre culture e non ha potuto fare a meno di apprendere nel dolore come le differenze possano comunicare.



In questo spirito ci impegniamo a ricostruire quel che la guerra sta abbattendo, i ponti fra le persone, le culture, i luoghi della pace in e fra entrambe le società, per creare nuovi terreni di relazione e collaborazione fra l’Italia e la Palestina, intensificando altresì gli atti di solidarietà verso tutte le vittime, in modo particolare la popolazione della Striscia di Gaza.



Per le adesioni a questo appello paceinpalestina@gmail.com




postato da: TheTripper alle ore gennaio 16, 2009 14:24 | link | commenti (1)
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sabato, 10 gennaio 2009

BALLE PLANETARIE

                                       

 

Sono enormi! Sono sconcertanti! Sono tragicamente risibili! Sono sparate a ripetizione da ogni angolo istituzionale della Terra! Sono... le Balle Planetarie!!! Le Balle Planetarie dovrebbero servire a spostare gli umori dell'Opinione Umana sulla strage unilaterale  che il Regime Sionista sta perpetrando nei confronti dell'inerme Popolo Palestinese! Non servirà,Signori del Mondo! Queste Bugie hanno le gambe troppo corte: Renato Brunetta a confronto sembra un watusso!

"Hamas ha cominciato la guerra"! Balla Planetaria! Hamas ha rispettato la tregua di 6 mesi,poi non l'ha rinnovata,anche perchè il Regime Sionista aveva intenzione di estremizzare ulteriormente l'embargo nei confronti dei palestinesi,abbassando la percentuale dei già miseri rifornimenti! I primi razzi li ha lanciati l'esercito israeliano,non Hamas!

" L'azione di Israele è contro il Terrorismo,non contro i palestinesi"! Balla Planetaria! Ad oggi si contano circa 800 vittime nella Striscia di Gaza,delle quali solo poche decine sono rappresentate da militanti di Hamas (movimento regolarmente eletto per governare l'ANP),mentre il resto  è costituito da civili inermi,donne,e bambini!  Si contano anche 4 civili israeliani uccisi dai razzi di Hamas,e 4 militari sionisti (3 assassinati dal "fuoco amico"),tra le vittime della mattanza di Gaza!

"Il Vaticano,l'ONU,l'UE e gli USA lavorano per la Pace"! Balla Planetaria! Anzi,una Farsa Planetaria! Come in occasione dell'occupazione dell'Iraq da parte degli USA nel 2003,le maggiori organizzazioni mondiali ingannano l'intero Genere Umano,con fittizie "risoluzioni" e vacue e subdole parole,appoggiando in realtà, o comunque non contrastando fattivamente, le azioni criminose mosse volta per volta dalle varie fazioni dell' Impero Globale!

Signori,il Regime di Sion sta operando la "Soluzione Definitiva" per lo sterminio pressocchè completo dell'etnia palestinese!

Amici battipagliadalbassiani e non: stringiamoci Tutti,idealmente,con Compassione,intorno ai fratelli palestinesi: Noi siamo Loro,e Loro sono Noi!

"VOMITARE&SOVVERTIRE"  

 

 

postato da: SognoRosso alle ore gennaio 10, 2009 16:02 | link | commenti
categorie: mondo, attualità, schiavitù, scossa, necrologi, vomitevole
sabato, 03 gennaio 2009

IL VATICANO COLONIZZA BATTIPAGLIA

         

                Gianluca Barile ed il Cardinale

                 Martins,nell'ambigua notte

                 battipagliese

 

 

 

Lunedì 29 Dicembre 2008,Gianluca Barile, presidente dell'Associazione Cattolica Internazionale "Tu es Petrus",ha ufficialmente svenduto l'ultima fetta di Autonomia Spirituale battipagliese al Vaticano!

Lunedì 29 Dicembre 2008,Il Cardinale Josè Saraiva Martins,"il ritratto della santità",esponente illustre del "Consiglio d'Amministrazione" della Chiesa Cattolica&Romana S.p.a.,ha ricevuto a Battipaglia la Presidenza Onoraria della suddetta associazione  di stampo cattolico! Davanti a 3000 addomesticati fedeli,e alle più alte cariche (in)civili e militari(sempre presenti quando la Chiesa chiama), il porporato portoghese ha celebrato una messa nella chiesa centrale "Santa Maria della Speranza",sfoggiando un look imbarazzante per sfarzosità e inadeguatezza,(stra) parlando, nella sua "illuminante" omelia, di aborto,arrivando a paragonare ad Erode chi,seppur con lacerante dolore,si arrende ad una scelta drammatica come l'interruzione di gravidanza!

Il Cardinale in ghingheri,che ha officiato la messa nel centro cittadino con la mitria del Buon Pastore,è venuto essenzialmente ad ammonire e "bastonare" il Gregge battipagliese,ricordando ad esso che la Famiglia(forse mafiosamente intesa) va preservata,in quanto fondamento cardine di questo Sistema Globale,che tanto piace a Lor Signori!

Cacciamo l'Invasore Vaticano,amici battipagliadalbassiani,e rivendichiamo la laicità di Battipaglia,rispetto all'Autorità Ecclesiastica,che è oscurantista che più oscurantista nun s' pò! Vi amo!

"VOMITARE&SOVVERTIRE"

postato da: SognoRosso alle ore gennaio 03, 2009 16:21 | link | commenti
categorie: religione, attualità, città, società, schiavitù, vomitevole