

E’ lecito parlare di “un certo” atomo di carbonio? Per il chimico esiste qualche dubbio, perché non si conoscono fino ad oggi (1970) tecniche che consentano di vedere, o comunque isolare, un singolo atomo; nessun dubbio esiste per il narratore, il quale pertanto si dispone a narrare.
Il nostro personaggio giace dunque da centinaia di milioni di anni, legato a tre atomi d’ossigeno e a uno di calcio, sotto forma di roccia calcarea: ha già una lunghissima storia cosmica alle spalle ma la ignoreremo. Per lui il tempo non esiste, o esiste solo sotto forma di pigre variazioni di temperatura, giornaliere e stagionali, se, per la fortuna di questo racconto, la sua giacitura non è troppo lontana dalla superficie del suolo. La sua esistenza, alla cui monotonia non si può pensare senza orrore, è un’alternanza spietata di caldi e di freddi, e cioè di oscillazioni (sempre di ugual frequenza) un po’ più strette o un po’ più ampie: una prigionia, per lui potenzialmente vivo, degna dell’inferno cattolico. A lui, fino a questo momento, si addice il tempo presente, che è quello della descrizione, anziché uno dei passati, che sono i tempi di chi racconta: è congelato in un eterno presente, appena scalfito dai fremiti moderati dell’agitazione termica.
Ma appunto per la fortuna di chi racconta, che in caso diverso avrebbe finito di raccontare, il banco calcareo di cui l’atomo fa parte giace in superficie. Giace alla portata dell’uomo e del suo piccone (onore al piccone e ai suoi più moderni equivalenti: essi sono tutt’ora i più importanti intermediari nel millenario dialogo fra gli elementi e l’uomo): in un qualsiasi momento, che io narratore decido per puro arbitrio essere nell’anno 1840, un colpo di piccone lo staccò e gli diede l’avvio verso il forno a calce, precipitandolo nel mondo delle cose che mutano. Venne arrostito affinché si separasse dal calcio, il quale rimase per così dire con i piedi per terra e andò incontro a un destino meno brillante che non narreremo; lui, tuttora fermamente abbarbicato a due dei tre suoi compagni ossigeni di prima, uscì per il camino e prese la via dell’aria. La sua storia, da immobile, si fece tumultuosa.
Fu colto dal vento, abbattuto al suolo, sollevato a dieci chilometri. Fu respirato da un falco, discese nei suoi polmoni precipitosi, ma non penetrò nel suo sangue ricco, e fu espulso. Si scolse per tre volte nell’acqua del mare, una volta nell’acqua di un torrente in cascata, e ancora fu espulso. Viaggiò col vento per otto anni, ora alto, ora basso, sul mare e fra le nubi, sopra foreste, deserti e smisurate distese di ghiaccio; poi incappò nella cattura e nell’avventura organica.
Il carbonio, infatti, è un elemento singolare: è il solo che sappia legarsi con se stesso in lunghe catene stabili senza grande spesa di energia, ed alla vita sulla terra (la sola che finora conosciamo) occorrono appunto lunghe catene. Perciò il carbonio è l’elemento chiave della sostanza vivente: ma la sua promozione, il suo ingresso nel mondo vivo, non è agevole, e deve seguire un cammino obbligato, intricato, chiarito (e non ancora definitivamente) solo in questi ultimi anni. Se l’organicazione del carbonio non si svolgesse quotidianamente intorno a noi, sulla scala dei miliardi di tonnellate alla settimana, dovunque affiori il verde di una foglia le spetterebbe a pieno diritto il nome di miracolo. L’atomo di cui parliamo, accompagnato dai suoi due satelliti che lo mantenevano allo stato di gas, fu dunque condotto dal vento, nell’anno 1848, lungo un filare di viti. Ebbe la fortuna di rasentare una foglia, di penetrarvi, e di essere inchiodato da un raggio di sole. Se qui il mio linguaggio si fa impreciso ed allusivo, non è solo per mia ignoranza: questo avvenimento decisivo, questo fulmineo lavoro a tre, dell’anidride carbonica, della luce e del verde vegetale, non è stato ancora descritto in termini definitivi, e forse non lo sarà per molto tempo ancora, tanto esso è diverso da quell’altra chimica “organica” che è opera ingombrante, lenta e ponderosa dell’uomo: eppure questa chimica fine e svelta è stata “inventata” due o tre miliardi d’anni addietro dalle nostre sorelle silenziose, le piante, che non sperimentano e non discutono, e la cui temperatura è identica a quella dell’ambiente in cui vivono. Se comprendere vale farsi un’immagine, non ci faremo mai un’immagine di uno happening la cui scala è il milionesimo di millimetro, il cui ritmo è il milionesimo di secondo, ed i cui attori sono per loro essenza invisibili. Ogni descrizione verbale sarà mancante, ed una varrà l’altra: valga quindi la seguente.
Entra nella foglia, collidendo con altre innumerevoli (ma qui inutili) molecole di azoto e ossigeno. Aderisce a una grossa e complicata molecola che lo attiva, e simultaneamente riceve il decisivo messaggio dal cielo sotto la forma folgorante di un pacchetto di luce solare: in un istante, come un insetto preda del ragno, viene separato dal suo ossigeno, combinato con idrogeno e (si crede) fosforo, ed infine inserito in una catena, lunga o breve non importa, ma è la catena della vita. Tutto questo avviene rapidamente, in silenzio, alla temperatura e pressione dell’atmosfera, e gratis: cari colleghi, quando impareremo a fare altrettanto saremo “sicut Deus”, ed avremo anche risolto il problema della fame nel mondo.
Ma c’è di più e di peggio, a scorno nostro e della nostra arte. L’anidride carbonica, e cioè la forma aerea del carbonio, di cui abbiamo finora parlato: questo gas che costituisce la materia prima della vitala scorta permanente a cui tutto ciò che cresce attinge, e il destino ultimo di ogni carne, non è uno dei componenti principali dell’aria, bensì un rimasuglio ridicolo, un’”impurezza” trenta volte meno abbondante dell’argon di cui nessuno si accorge. L’aria ne contiene il 0,03 per cento: se l’Italia fosse l’aria, i soli italiani abilitati ad edificare la vita sarebbero ad esempio i 15000 abitanti di Milazzo, in provincia di Messina. Questo, in scala umana, è un’acrobazia ironica, uno scherzo da giocoliere, una incomprensibile ostentazione di onnipotenza-prepotenza, poiché da questa sempre rinnovata impurezza dell’aria veniamo noi: noi animali e noi piante, e noi specie umana, coi nostri quattro miliardi di opinioni discordi, i nostri millenni di storia, le nostre guerre e vergogne e nobiltà e orgoglio. Del resto, la nostra stessa presenza sul pianeta diventa risibile in termini geometrici: se l’intera umanità, circa 250 milioni di tonnellate, venisse ripartita come un rivestimento di spessore omogeneo su tutte le terre emerse, la “statura dell’uomo” non sarebbe visibile a occhio nudo; lo spessore che si otterrebbe sarebbe di circa sedici millesimi di millimetro.
Ora il nostro atomo è inserito: fa parte di una struttura, nel senso degli architetti; si è imparentato e legato con cinque compagni, talmente identici a lui che solo la finzione del racconto mi permette di distinguerli. E’ una bella struttura ad anello, un esagono quasi regolare, che però va soggetto a complicati scambi ed equilibri con l’acqua in cui sta sciolto; perché ormai sta sciolto in acqua, anzi, nella linfa della vita, e questo, di stare sciolti, è obbligo e privilegio di tutte le sostanza che sono destinate a (stavo per dire “desiderano”) trasformarsi. Se poi qualcuno volesse proprio sapere perché un anello, e perché esagonale, e perché solubile in acqua, ebbene, si dia pace: queste sono fra le non molte domande a cui la nostra dottrina sa rispondere con un discorso persuasivo, accessibile a tutti, ma fuori luogo qui.
E’ entrato a far parte di una molecola di glucosio, tanto per dirla chiara: un destino ne carne ne pesce, mediano, che lo prepara ad un primo contatto con il mondo animale, ma non lo autorizza alla responsabilità più alta, che è quella di far parte di un edificio proteico. Viaggiò dunque, col lento passo dei succhi vegetali, dalla foglia per il picciolo e per il tralcio fino al tronco, e di qui discese fino a un grappolo quasi maturo. Quello che seguì è di pertinenza dei vinai: a noi interessa solo precisare che sfuggì (con nostro vantaggio, perché non lo sapremmo ridurre in parole) alla fermentazione alcoolica, e giunse al vino senza mutare natura.
E’ destino del vino essere bevuto, ed è destino del glucosio essere ossidato. Ma non fu ossidato subito: il suo bevitore se lo tenne nel fegato per più di una settimana, bene aggomitolato e tranquillo, come alimento di riserva per uno sforzo improvviso; sforzo che fu costretto a fare la domenica seguente, inseguendo un cavallo che si era adombrato. Addio alla struttura esagonale: nel giro di pochi istanti il gomitolo fu dipanato e ridivenne glucosio, questo venne trascinato dalla corrente del sangue fino ad una fibrilla muscolare di una coscia, e qui brutalmente spaccato in due molecole di acido lattico, il tristo araldo della fatica: solo più tardi, qualche minuto dopo, l’ansito dei polmoni poté procurare l’ossigeno necessario ad ossidare con calma quest’ultimo. Così una nuova molecola di anidride carbonica ritornò all’atmosfera, ed una parcella dell’energia che il sole aveva ceduta al tralcio passò dallo stato di energia chimica a quello di energia meccanica e quindi si adagiò nell’ignava condizione di calore, riscaldando impercettibilmente l’aria smossa dalla corsa e il sangue del corridore. “così è la vita”, benché raramente essa venga così descritta: un inserirsi, un derivare a suo vantaggio, un parassitare il cammino in giù dell’energia dalla sua nobile forma solare a quella degradata di calore a bassa temperatura. Su questo cammino all’ingiù, che conduce all’equilibrio e cioè alla morte, la vita disegna un’ansa e ci si annida.
Siamo di nuovo anidride carbonica, del che ci scusiamo: è un passaggio obbligato, anche questo: se ne possono immaginare o inventare altri, ma sulla terra è così. Di nuovo vento, che questa volta porta lontano: supera gli Appennini e l’Adriatico, la Grecia l’Egeo e Cipro: siamo sul Libano e la danza si ripete. L’atomo di cui ci occupiamo è ora intrappolato in una struttura che promette di durare a lungo: è il tronco venerabile di un cedro, uno degli ultimi; è ripassato per gli stadi che abbiamo già descritti, ed il glucosio di cui fa parte appartiene, come il grano di un rosario, ad una lunga catena di cellulosa. Non è più la fissità allucinante e geologica della roccia, non sono più i milioni di anni, ma possiamo bene parlare di secoli, perché il cedro è un albero longevo. E’ in nostro arbitrio abbandonarvelo per un anno o per cinquecento: diremo che dopo vent’anni (siamo nel 1868) se ne occupa un tarlo. Ha scavato la sua galleria fra il tronco e la corteccia, con la voracità cieca e ostinata della sua razza; trapanando è cresciuto, il suo cunicolo è andato ingrossando. Ecco, ha ingoiato e incastonato in se stesso il soggetto di questa storia; poi si è impupato, ed è uscito in primavera sotto forma di brutta farfalla grigia che ora si sta asciugando al sole, frastornata e abbagliata dallo splendore del giorno: lui è là , in uno dei mille occhi dell’insetto, e contribuisce alla visione sommaria e rozza con cui esso si orienta nello spazio. L’insetto viene fecondato, depone le uova e muore: il piccolo cadavere giace nel sottobosco, si svuota dei suoi umori, ma la corazza di chitina resiste a lungo, quasi indistruttibile. La neve e il sole ritornano sopra di lei senza intaccarla: è sepolta dalle foglie morte e dal terriccio, è diventata una spoglia, una “cosa”, ma la morte degli atomi, a differenza della nostra, non è mai irrevocabile. Ecco al lavoro gli onnipresenti, gli instancabili e invisibili becchini del sottobosco, i microrganismi dell’humus. La corazza, con i suoi occhi ormai ciechi, è lentamente disintegrata, e l’ex bevitore, l’ex cedro, ex tarlo, ha nuovamente preso il volo.
Lo lasceremo volare per tre volte intorno al mondo, fino al 1960, ed a giustificazione di questo intervallo così lungo rispetto alla misura umana faremo notare che esso è assai più breve della media: questa, ci si assicura, è di duecento anni. Ogni duecento anni, ogni atomo di carbonio che non sia congelato in materiali ormai stabili (come appunto il calcare, o il carbon fossile, o il diamante, o certe materie plastiche) entra e rientra nel ciclo della vita, attraverso la porta stretta della fotosintesi. Esistono alte porte? Sì, alcune sintesi create dall’uomo; sono un titolo di nobiltà per l’uomo-fabbro, ma finora la loro importanza quantitativa è trascurabile. Sono porte ancora molto più strette di quella del verde vegetale: consapevolmente o no, l’uomo non ha cercato finora di competere con la natura su questo terreno, e cioè non si è sforzato di attingere dall’anidride carbonica dell’aria il carbonio che gli è necessario per nutrirsi, per vestirsi, per riscaldarsi, e per i cento altri bisogni più sofisticati della vita moderna. Non lo ha fatto perché non ne ha avuto bisogno: ha trovato, e tuttora trova (ma per quanti decenni ancora?) gigantesche riserve di carbonio già organicato, o almeno ridotto. Oltre al mondo vegetale ed animale, queste riserve sono costituite dai giacimenti di carbon fossile e di petrolio: ma anche questi sono eredità di attività fotosintetiche compiute in epoche lontane, per cui si può bene affermare che la fotosintesi non è solo l’unica via per cui il carbonio si fa vivente, ma anche al sola per cui l’energia del sole si fa utilizzabile chimicamente.
Si può dimostrare che questa storia, del tutto arbitraria, è tuttavia vera. Potrei raccontare innumerevoli storie diverse, e sarebbero tutte vere: tutte letteralmente vere, nella natura dei trapassi, nel loro ordine e nella loro data. Il numero degli atomi è tanto grande che se ne troverebbe sempre uno la cui storia coincida con una qualsiasi storia inventata a capriccio. Potrei raccontare storie a non finire, di atomi di carbonio che si fanno colore o profumo nei fiori; di altri che da alghe minute a piccoli crostacei, a pesci via via più grossi, ritornano anidride carbonica nelle acque del mare, in un perpetuo spaventoso girotondo di vita e di morte, in cui ogni divoratore è immediatamente divorato; di altri che raggiungono invece una decorosa semi-eternità nelle pagine ingiallite di qualche documento d’archivio, o nella tela di un pittore famoso; di quelli a cui toccò il privilegio di far parte di un granello di polline, e lasciarono la loro impronta fossile nelle rocce per la nostra curiosità; di altri ancora che discesero a far parte dei misteriosi messaggeri di forma del genere umano, e parteciparono al sottile processo di scissione duplicazione e fusione da cui ognuno di noi è nato. Ne racconterò invece soltanto ancora una, la più segreta, e la racconterò con l’umiltà e il ritegno di chi sa fin dall’inizio che il suo tema è disperato, i mezzi fievoli, e il mestiere di rivestire i fatti con parole fallimentare per sua profonda essenza.
E’ di nuovo tra noi, in un bicchiere di latte. E’ inserito in una lunga catena, molto complessa, tuttavia tale che quasi tutti i suoi anelli sono accetti al corpo umano. Viene ingoiato: e poiché ogni struttura vivente alberga una selvaggia diffidenza verso ogni apporto di altro materiale di origine vivente, la catena viene meticolosamente frantumata, e i frantumi, uno per uno, accettati o respinti. Uno, quello che ci sta a cuore, varca la soglia intestinale ed entra nel torrente sanguigno: migra, bussa alla porta di una cellula nervosa, entra e soppianta un altro carbonio che ne faceva parte. Questa cellula appartiene a un cervello, e questo è il mio cervello, di me che scrivo, e la cellula in questione, ed in essa l’atomo in questione, è addetta al mio scrivere, in un gigantesco minuscolo gioco che nessuno ha ancora descritto. E’ quella che in questo istante, fuori da un labirintico intreccio di sì e di no, fa sì che la mia mano corra in un certo cammino sulla carta, la segni di queste volute che sono segni; un doppio scatto, in su e in giù, fra due livelli d’energia guida questa mia mano ad imprimere sulla carta questo punto: questo.


Silvio Berlusconi (la polarità destra del mostruoso Ufficiale Supremo del Regime Piduista Italiano,Walsilvio Veltrusconi) e Rupert Murdoch (il magnate/magnone australiano proprietario di Sky Italia e di quasi tutta la comunicazione telemediatica del mondo) sono,secondo SognoRosso,tanto avversari quanto lo sono Raimondo Vianello e Sandra Mondaini: si odiano sulla scena,ma si amano nella vita!
L'aumento dell'Iva al 20% sulle pay tv, graverà in verità solo sugli abbonati "fidelizzati" (leggi plagiati) della piattaforma televisiva di Zio Rupert! Tom Mockridge,l'amministratore delegato di Sky,ha lasciato già intendere,in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera,che l'imposta aggiuntiva sarà scaricata pari pari sui 4,7 milioni di abbonati Sky! Anche se lo stesso Mockridge ha poi ritrattato parzialmente nel conferire con il quotidiano Repubblica,asserendo che "l'azienda ci sta ancora pensando",è molto probabile invece che la stessa abbia già deciso di assestare il "cetriolo Iva" (addirittura meglio la Zanicchi,a 'sto punto!) alle spalle dei loro clienti!
Se gli utenti di Sky non si ribelleranno, potrebbe finire così: Il Regime veltrusconiano esigerà la sua bella tassa "creativa" by Giulio Treconti;Rupert Murdoch "ritoccherà" gli abbonamenti senza perdere quasi nessuno dei suoi "fidelizzati" pagatori; le famiglie italiane "skyzzate" pagheranno,senza aver il coraggio di privarsi della "confortante" tv via satellite!
Berlusconi e Murdoch rappresentano lo stesso Nemico; spezziamo le catene che ci tengono legati ad Esso,amici battipagliadalbassiani e non!
"VOMITARE&SOVVERTIRE"

Nascono come funghi, nottetempo, scevre di palesità e messaggi. Sono le sculture di “arte contemporanea”(?) che ormai affollano le piazze e gli slarghi di Battipaglia. L’ultima in ordine di tempo è sorta nella ristrutturanda piazza S.Gregorio VII, dirimpetto la sala dove si svolgono (quando il comune non è sotto amministrazione prefettizia) – spesso inquietanti - consigli comunali.
Trattasi, la suddetta, di una specie di scivolo alto forse
Altra piazza, altro stupore. Nella centralissima e cantierata Piazza A. Moro, - oltre a tante stramberie architettoniche, tipo una vasca-fontana a raso senza parapetti e fontanelle troppo simili ad orinatoi - fan gran lustro di sé quattro sculture marmoree di discutibile gusto e fattura. Due di esse rappresentano soldati stile “Ufo Robot d’acciaio” ma senza componenti, ed altre due - a loro contigue - che nonostante l’impegno, risulta difficile capirne senso e forma… pare si stia bandendo un concorso per darne un’interpretazione.
La realtà come visto a volte supera la fantasia, ma nel senso che pur con l’ausilio di tanta fantasia non è facile comprendere la realtà. E allora ecco che si aprono blog e siti web alla ricerca del mistero velato dal grigio cemento.
O dal bronzo. Sì, perché proprio nella piazza più rappresentativa della città di Battipaglia, la meglio nota Piazza Madonnina - da quasi un decennio fa capolino, insidiando la fierezza della tanto amata “Madonnina”, un monumento che a quanto pare ha fatto scuola e davanti a cui anche Ferrara si mostrerebbe perplesso: il monumento al bambino mai nato! Due angeli, disposti ai lati della Madonna, strappano dalle mani di una mamma visibilmente disperata il proprio bambino ancora non nato.
Un monumento agghiacciante. In un luogo di svago e aggregazione, di più, a volte scenario di manifestazioni più o meno “sobrie”, o con tante donnine succinte, vedi “Miss Battipaglia”.
La piazza che fu intitolata al grande Giovanni Amendola, ribattezzata per vulgata popolare, Piazza Madonnina, vive così l’atavico contrasto tra laicismo e ortodossia, con dei risultati a dir poco imbarazzanti. Qualcuno parla di uno Sgarbi cianotico che un giorno di qualche anno fa raggiunse di corsa la stazione in preda a crisi di panico “da bruttezza”… (vox populi, vox Dei).
Ma non basta, no! Per combattere le orde atee e bolsceviche un monumento antiaborista (che poi è una legge dello Stato) e/o oscurantista, infatti, quel che serve è l’accoppatura di una bella lapide, tetra quanto inquietante, a ricordare ad imperitura memoria… che cosa? L’eccidio delle foibe istriane, di cui il popolo battipagliese fu grande sventurato protagonista(?)! Mah!
Allora, giustamente, c’è già chi rimpiange i faccioni tristi – stile Isola di Pasqua - di Gelsomino Casula o quelle su commissione dello scultore-del-regime-Zara, Vincenzo Carucci.
Se, come dice quel vecchio adagio, al male non c’è mai fine, speriamo ci siano almeno delle speranze sul “brutto”. Sennò – come dicono gli inglesi - stamm ‘nguaiati.
5. Ciascun lavoro dovrà pervenire esclusivamente durante il periodo di tempo compreso tra il 1 e il 31 ottobre 2008 all’indirizzo: ASSOCIAZIONE CULTURALE AUT AUT c/o PostaExpress (Casella Postale n. 150) - Via Aitoro n. 18/B, Battipaglia (SA);oppure all’indirizzo e-mail aut.aut.associazione@alice.it
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Le generalità di ciascun concorrente, insieme ad una breve descrizione bio-bibliografica, dovranno essere riportate seguendo lo schema dell’allegato n. 1 del presente bando e inserite, insieme alla quarta copia, in una seconda busta chiusa, non riconoscibile, da includere all’interno della busta contenente le tre copie anonime. I dati personali non dovranno essere riportati in nessun altro posto. Il testo non dovrà recare alcun segno di riconoscimento, pena l’esclusione dal Concorso. In caso di invio per posta elettronica, i suddetti dati personali, di cui all’allegato n.1, e le notizie bio-bibliografiche, andranno espressi in un attachment separato (gli organizzatori desiderano infatti evitare ogni forma di condizionamento proveniente dall’eventuale conoscenza personale dell'autore da parte dei giurati). Il lavoro inviato non dovrà comparire nel corpo dell’e-mail, ma costituire documento a parte in formato Word o RTF da allegare alla stessa. La mail dovrà avere nell'oggetto la parola "concorso". L’autore possessore di un indirizzo di posta elettronica potrà, inoltre, segnalare la propria disponibilità ad essere inserito nella mailing list dell’Associazione organizzatrice, mediante la quale verranno date tutte le altre informazioni relative al concorso.
7. Informativa ai sensi dell’art. 10 della Legge n. 675/1996: i dati personali saranno trattati dalla segreteria del Concorso esclusivamente ai fini organizzativi.
8. Gli elaborati saranno esaminati e valutati da una Giuria per ogni sezione, composta ognuna da 3 membri, nominati dall’organizzazione del concorso. I nomi dei componenti la Giuria saranno resi noti dopo il 31 ottobre 2008.
Per informazioni:
e-mail: aut.aut.associazione@alice.it
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LAZIO/CULTURA: OK A PROPOSTA DI LEGGE PER LA PROMOZIONE DEL LIBRO |
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(ASCA) - Roma, 1 lug - La commissione Cultura, spettacolo e sport della Regione Lazio, presieduta da Antonio Zanon (Pd), ha espresso parere favorevole sulla proposta di legge ''Iniziative ed interventi regionali in favore della promozione del libro, della lettura e delle piccole e medie imprese editoriali del Lazio'' a firma dell'assessore alla Cultura Giulia Rodano (Sd) e dell'assessore alla Piccola e media impresa Francesco De Angelis (Pd). |
PREMIO LETTERARIO INTERNAZIONALE
“MEDITERRANEA”
II^edizione
DA PUNTA CAMPANELLA A CAPO PALINURO: le rotte degli uomini, i percorsi degli dei
“E vanno gli uomini ad ammirare le vette dei monti,
ed i grandi flutti del mare, ed il lungo corso dei fiumi,
e l’immensità dell’Oceano, ed il volgere degli astri …
e si dimenticano di se medesimi”
Sant'Agostino
Gli uomini nella dimensione della propria vita quotidiana e quindi nell’ordine degli anni e poi dei secoli e dei millenni, hanno seguito percorsi svariati ed infiniti attraverso i luoghi del corpo e assecondando le esigenze dello spirito sì da aprire varchi e strade, introdurre colture e tradizioni, costruire città e santuari che hanno saputo in molti casi giungere fino a noi ed entrare a far parte del nostro vissuto.
Il melograno, votato in seguito a lunghi pellegrinaggi presso il santuario extra-urbano di Hera Argiva a Poseidonia, ha mantenuto il suo valore spirituale tra le mani della Madonna del Granato, quale icona dell’abbondanza in ogni tempo auspicabile nella piana del Sele. Eppure oggi gli uomini, dimentichi di sé stessi e del patrimonio di culture e di tradizioni di cui sono portatori, lasciano che tanta feracità e bellezza di una regione così ambita nei secoli da tutte le genti sia umiliata ed offesa dai percorsi dell’era moderna, quella degli avanzi e dei rifiuti tossici, che determinano l’apertura di nuovi crocicchi nelle discariche che macchiano la nostra bellissima provincia di Salerno e la regione tutta.
Sembra ancora di sentire il battere cadenzato della mano di una Baccante sul timpano dei culti dionisiaci, di vedere le vesti che si modulano intorno a corpi in preda a furore estatico e uomini e donne che si corteggiano si inseguono si lasciano andare quasi in segno di protesta e ribellione ai legacci degli schemi sociali … sembra di rivivere tutto questo quando suona una tammorra, quando balla una donna campana bella devota alle sue Sette Madonne e sensuale o quando dalla voce di un uomo si leva un canto di protesta, l’espressione di uno sdegno o il lamento generato dal duro lavoro. Oggi abbiamo paura del diverso perché ci sfuggono le differenze, non cogliamo le sfumature, ci barrichiamo dentro le nostre case, quando la nostra terra è stata sempre oggetto di interesse, meta del cabotaggio di genti Fenice e Micenee, dei commerci degli Achei e sede delle attività artigianali degli Etruschi. Abbiamo imparato a convivere con i Saraceni e conosciuto i Normanni ed i Longobardi, sangue misto scorre nelle nostre vene di Lucani duri e spigolosi come la terra fiera del Cilento e del Vallo di Diano, ma questo non basta per evitare di chiudere i ponti e di serrare i cuori.
La II edizione del Premio Letterario Mediterranea si propone di parlare degli uomini per far parlare gli uomini, proporre riflessioni e destare opinioni costruttive e coraggiose intorno ad una terra ed un patrimonio culturale ricco e perciò stesso degno della migliore delle considerazioni.
DA PUNTA CAMPANELLA A CAPO PALINURO: le rotte degli uomini, i percorsi degli dei è il tema che l’Associazione Culturale Aut Aut propone per la edizione del 2008, invitando, dopo il successo della precedente, poeti e scrittori ad inviare i propri elaborati entro il 31 Ottobre 2008 al nostro indirizzo aut.aut.associazione@alice.it oppure per posta tradizionale al seguente indirizzo ASSOCIAZIONE CULTURALE AUT AUT c/o PostaExpress (Casella Postale n. 150) - Via Aitoro n. 18/B, Battipaglia (SA). Il concorso è gratuito ed i migliori elaborati confluiranno in un’antologia del premio impostata come una guida turistico-letteraria, un diario di viaggio alla scoperta dei luoghi della nostra terra. Per qualsiasi informazione il bando è disponibile sul nostro sito www.associazioneautaut.it e sui motori di ricerca per concorsi letterari.
Si parte domani, sabato7 giugno alle 18.30, con la presentazione della Galleria Open Space in Via Frank Zappa, limitrofa alla stazione ferroviaria.
L’Assessorato alla Solidarietà Sociale e Politiche Giovanili, infatti, nell’ambito delle iniziative programmate ha reso esecutivo un piano di riqualificazione urbana e di sensibilizzazione all’educazione, alla custodia e sviluppo creativo degli arredi urbani rivolto ai giovani. Oggetto dell’intervento di riqualificazione urbana è Via Frank Zappa, strada di collegamento della stazione ferroviaria, unica strada in Italia e prima strada in Europa intitolata alla figura del musicista di Baltimora, già arredata ed impreziosita in passato con murales aventi come soggetto Frank Zappa, ed in seguito degradata e dequalificata.
Proprio prendendo spunto dall’estro del musicista, si è deciso di dare vita ad un intervento di riqualificazione, rifacendo l’arredo urbano mediante l’applicazione di panelli artistici, che formeranno una Galleria d’Arte Open Space realizzati da giovani artisti di Agropoli, della Provincia di Salerno e dall’Italia, che hanno partecipato al concorso di idee: “Musica e Libertà, Via Frank Zappa, Coloralavita”.
Il secondo appuntamento è in programma domenica sera, alle ore 21.00, con il concerto dell’Allan Holdswort Trio, in Piazza Vittorio Veneto.
L’Allan Holdsworth Trio, nella sua attuale formazione, si presenta come uno dei gruppi di musica Jazz-Rock attivi più importanti e rappresentativi a livello mondiale, per qualità e per interesse del percorso musicale intrapreso. La band è composta da elementi che singolarmente rappresentano dei capiscuola e dei riferimenti importanti e da seguire per gli altri musicisti. Allan Holdsworth è ampiamente considerato dai fan e musicisti contemporanei come uno dei più importanti chitarristi del ventesimo secolo.
Per ulteriori informazioni: www.infoagropoli.com/assessorato_solidarieta/

Venerdì 16 maggio alle ore 18.00 la casa vitivinicola Terra di Vento di Pontecagnano Faiano inaugurerà il contenitore culturale “Opus”, che racchiuderà gli eventi di arte contemporanea promossi dall’azienda e finalizzati alla crescita e alla valorizzazione del territorio.
L’evento che aprirà questo nuovo contenitore si terrà il giorno 16 maggio dalle ore 18.00 presso l’osteria Scassaporta in Faiano e a seguire alle ore 19.30 presso
Pietro Falivena e Lucio Afeltra saranno gli autori che con le proprie installazioni coloreranno la serata. Le “Carte perse” di Pietro Falivena, acquarelli onirici di rara bellezza, accoglieranno gli ospiti nel ritrovo di Scassaporta, nel centro di Faiano. Carte Perse ma carte vive: la fugacità dell’acqua nell’immortalità dell’arte. Tre delle carte perse di Falivena diverranno le etichette per una serie limitata di edizioni magnum dei vini di Terra di Vento.
A seguire, l’itinerario guiderà gli ospiti fin dove le installazioni di Lucio Afeltra concederanno alla vista e al tatto dei visitatori la discordanza tra idea e azione, tra sogno e immagine, contaminandosi con i video di Carmelo Desiderio. La contrapposizione tra il messaggio e la sua forma riecheggerà nella fresca cantina di Macchia Morese, dove gli invitati inebrieranno i propri sensi con i vini della Casa.
Nel catalogo dell’iniziativa saranno presenti i testi dei giornalisti Aldo Falivena e Vito Pinto, e delle scrittrici Marina Imparato e Rubina Giorgi.
File rouge dell’evento inevitabilmente il vino: l’aglianico Petrale 2006, il fiano Faiano 2007 e il rosato aglianico Tecla Madre 2007.
Presentati in anteprima lo scorso Aprile al Vinitaly di Verona, i vini Terra di Vento saranno presentati ufficialmente nella Cantina al termine della serata.
L’ingresso è libero ed aperto a coloro i quali vogliano conoscere, attraverso le opere d’arte degli artisti e i prodotti dell’azienda, le creazioni artistiche e culturali di un territorio ancora troppo poco valorizzato.