
L’intenzione era quella di una passeggiata a Battipaglia che per una volta non fosse il solito Grand Tour tra negozi di magliettine insulse e bar pseudo-accattivanti: ci siamo chiesti che cosa c’è di bello in questa cittadina, abbiamo considerato quanto invece il brutto impèri in ogni dove e come il non- bello possa creare assuefazione piuttosto che sollecitare la ricerca della armonia.
In vespa e armati di macchina fotografica abbiamo concluso che bisogna guardare in faccia la realtà degradata in cui viviamo e documentarla: abbiamo deciso di aprire gli occhi.
Direzione Castelluccio, monumento simbolo del nostro opaco paesone assolutamente privo di qualsivoglia forma di memoria storica: entrare sembrava improponibile, ma un fortunoso incontro ci ha guidati nei meandri di quel che resta di questa ennesima proprietà Santese. Le nostre scarpe hanno pestato cumuli di macerie condite talvolta di imbarazzanti siringhe abbandonate, i nostri piedi hanno imparato ad evitare buchi spalancati nei pavimenti e a camminare a passo leggero su traballanti solai…. Il nostro sguardo si perdeva tra tanta trascurata miseria e un incontrollabile desiderio delle nostre menti sollecitava a figurarsi una lontana immagine di quello che potrebbe essere il Castello di Battipaglia se solo fosse di proprietà comunale e quindi fosse ripulito, consolidato, ristrutturato…. in una parola restaurato. Se solo si creassero le condizioni per togliere finalmente quel penosissimo cartello che recita così: pericolo di crollo, affisso su ben tre punti della struttura a ricordare che al mondo le paraculate sono tante e questa non è la prima né sarà l’ultima.
Però abbiamo fatto amicizia. Il fatto è che il nostro abbandonato monumento si fregia già di ben due guide di eccezione, due simpatiche ragazzine di cui per discrezione non farò i nomi, l’una di 12 anni, l’altra di 15, membri di una nutrita comitiva che qui potremmo definire Quelli del Castelluccio, ragazzi e ragazze che trascorrono gli afosi meriggi battipagliesi incontrandosi nella penombra fresca di quelle stanze pericolanti e pericolose. L’aspetto interessante è che questi ragazzi conoscono a menadito pregi e difetti della struttura, le zone di passaggio sicure e quelle a rischio di cedimento, si sono presi inoltre la briga di creare delle fortuite rampe di accesso per favorire il passaggio tra gli ambienti più disastrati, a modo loro infine e, devo dire con un certo entusiasmo misto a ingenua soddisfazione, si sono anche impegnati ad attribuire una funzione e un senso a questa o a quella stanza, talvolta lavorando di fantasia talaltra seguendo un certo inconsapevole rigore logico.
La domanda è: possiamo tollerare che gli adolescenti di Battipaglia si inventino la vita all’insegna di un epicureo Vivi nascosto! e così facendo si affezionino alla fatiscenza di una struttura come il nostro castello? Proprio così…, mi spiego: quando, un po’ disorientati da tanto sfacelo, abbiamo espresso ad alta voce il desiderio – che poi sembra un’utopia - di vedere quel posto restaurato, le nostre giovani guide hanno provato a persuadermi della bellezza di tanto abbandono e, letto tra le righe, a comunicarmi quanto quell’angolo di mondo sia in realtà percepito come il loro piccolo universo.
Stiamo parlando, come è noto, di un monumento di un discreto interesse storico-architettonico, che reca il marchio della proprietà privata, che è per lo più insicuro e insano, ma che nonostante tutto è stato eletto a luogo di incontro da parte di simpatici ragazzi che a Battipaglia non saprebbero dove andare e probabilmente non vorrebbero nemmeno andare da qualche altra parte, e …come biasimarli se consideriamo che lì possono spaziare come meglio credono con la fantasia?
Dopotutto per loro quel posto è bello e non credo che dietro questa affermazione ci sia un attardato romanticismo da adolescente ginnasiale. Ritengo piuttosto che essa in parte nasca dal bisogno, più e meno consapevole, di comunicare un disagio dovuto alla mancanza di validi spazi di aggregazione e non solo di quelli; al tempo stesso una simile asserzione secondo me può essere assunta a emblema di una certa visione distorta della bellezza, prodotto e del cattivo gusto dei nostri tempi e della nostra puzzolente cittadina, la quale non offre nemmeno un po’ di meritata ombra a quei pochi che ci provano ancora a ripararsi dal caldo sulle panchine della villetta comunale .
Hola PueBlog,
aggiate pacienza, è il mio primo post in assoluto, commetterò certamente qualche errore ma m'impegnerò per migliorare. D'altra parte quel "68" che ho nel nick non è nè il mio civico nè la taglia del cappello: il che significa che con l'informatica ci ho potuto familiarizzare relativamente tardi (cioè, per dire: quand'avevo vent'anni io spopolavano il Commodore e l'M24).
Eh si: più che "dal basso", io appartengo alla Battipaglia "dei bassi" (nel senso che, almeno in altezza, lo spread fra le due ultime generazioni ha contato una decina di centimetri supierchi, per cui mia nipote sedicenne rasenta il metro e ottanta, e non ci si scambia auguri se non c'è un gradino nei dintorni).
Comunque: complimenti, ragazzi. C'è mancato poco che non cominciassi a parlare come mio padre (altri tempi, viva il twist, Rita Pavone for president), ma per fortuna fate venire fuori l'altra Battipaglia, quella che non ha bisogno di esibirsi a rutti e 'ncapate nelle varie piazzette, che dialoga senza i vari "paria' loffio" o "purta' fenuto", e a cui puoi chiedere chi è il Presidente della Repubblica senza che ti rispondano: "...Andreotti?".
Mi faccio vivo presto, per il momento vi lascio con un'osservazione di mia figlia (12 anni): "questa è l'unica città in cui gli idioti vogliono avere ragione solo perché sono in maggioranza"....!!!