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sabato, 03 gennaio 2009

IL VATICANO COLONIZZA BATTIPAGLIA

         

                Gianluca Barile ed il Cardinale

                 Martins,nell'ambigua notte

                 battipagliese

 

 

 

Lunedì 29 Dicembre 2008,Gianluca Barile, presidente dell'Associazione Cattolica Internazionale "Tu es Petrus",ha ufficialmente svenduto l'ultima fetta di Autonomia Spirituale battipagliese al Vaticano!

Lunedì 29 Dicembre 2008,Il Cardinale Josè Saraiva Martins,"il ritratto della santità",esponente illustre del "Consiglio d'Amministrazione" della Chiesa Cattolica&Romana S.p.a.,ha ricevuto a Battipaglia la Presidenza Onoraria della suddetta associazione  di stampo cattolico! Davanti a 3000 addomesticati fedeli,e alle più alte cariche (in)civili e militari(sempre presenti quando la Chiesa chiama), il porporato portoghese ha celebrato una messa nella chiesa centrale "Santa Maria della Speranza",sfoggiando un look imbarazzante per sfarzosità e inadeguatezza,(stra) parlando, nella sua "illuminante" omelia, di aborto,arrivando a paragonare ad Erode chi,seppur con lacerante dolore,si arrende ad una scelta drammatica come l'interruzione di gravidanza!

Il Cardinale in ghingheri,che ha officiato la messa nel centro cittadino con la mitria del Buon Pastore,è venuto essenzialmente ad ammonire e "bastonare" il Gregge battipagliese,ricordando ad esso che la Famiglia(forse mafiosamente intesa) va preservata,in quanto fondamento cardine di questo Sistema Globale,che tanto piace a Lor Signori!

Cacciamo l'Invasore Vaticano,amici battipagliadalbassiani,e rivendichiamo la laicità di Battipaglia,rispetto all'Autorità Ecclesiastica,che è oscurantista che più oscurantista nun s' pò! Vi amo!

"VOMITARE&SOVVERTIRE"

postato da: SognoRosso alle ore gennaio 03, 2009 16:21 | link | commenti
categorie: religione, attualità, città, società, schiavitù, vomitevole
giovedì, 17 luglio 2008

Auguri al Gallo


Dallo staff di BattipagliadalBasso un caloroso augurio ad uno di quei preti "che va avanti nonostante il Vaticano", con la speranza di averlo un giorno qui con noi, nella landa desolata e desolante...


(da Repubblica.it)


Tossicomane o deputato, giornalista curioso o genitore disperato, rivoluzionario o capitalista, portatore di guai o benefattore, don Andrea Gallo ti riceve sempre nel suo piccolo ufficio della comunità di San Benedetto al Porto a Genova, sprofondato nella poltrona vecchia e smandrappata, col sigaro in mano e lo sguardo buono e indagatore. Ti parlerà di pace e di libertà, di droga e di ribellione, di buoni e cattivi del mondo, di amore e politica. Insisterà sugli “altri”, sui “diversi”, sugli “ultimi” con i quali dobbiamo saper “camminare” insieme.



Di rado ti racconterà quello che fa da tanti anni per stare dalla loro parte, ma ti inonderà di pensieri travolgenti che ti resteranno appiccicati all’anima anche quando non sarai sicuro di condividerli. La voce roca, il genovese strascicatissimo, le mani che si muovono nell’aria…ti parlerà di uomini, quasi mai di fede o di Dio, ma te ne andrai con la strana idea che quel vecchio comunista, pacifista, no global sia più prete e sacerdote di quanti tu ne abbia mai incontrati.



No, Andrea, il “Don”, o più semplicemente “il Gallo”, non è mai un incontro indifferente. Deve essersene accorto anche Manu Chao, il grande folker franco-galiziano se, oggi, in occasione del suo ottantesimo compleanno, gli dedica una canzone insieme a Tonino Carotone: “Andalé Gallo – cantano i due – col tuo buon umore, il tuo vino, il tuo sigaro e il tuo bicchierino di grappa… vai incontro alla vita… per lottare contro il peggio”.



Tutta Genova e tanta gente vorrà festeggiare gli 80 anni del “Gallo” (il 18 luglio) per cantare, bere, e riflettere con lui. Festa grande, con musica, mostre, discorsi e tutto quello che ci vuole per onorare un uomo che ha vissuto e lavorato per gli altri, che ha fatto dell’incontro con il prossimo e della condivisione una ragione di vita, che ha saputo farsi rispettare anche dai suoi nemici.



I nemici… quanti… “Sai – ti raccontava dalla poltrona smandrappata – lì, al tuo posto, l’altro giorno c’era seduto il tale… Ha fatto un’offerta generosa per la Comunità, per i ragazzi…”. Il “tale” poteva essere l’imprenditore, il potente di turno, il baciapile che in pubblico attaccava Don Gallo e le sue “follie”, che in Curia invocava la testa del sacerdote “matto, comunista, blasfemo”, ma che, poi, di nascosto, mezzo in incognito, si presentava a San Benedetto per chiedere o dare una mano. Una mano, magari, per un figlio o un nipote che aveva incontrato la piovra dell’eroina; o anche, invece, un assegno generoso per ringraziare di un aiuto ricevuto, di un ragazzo salvato; o, forse, solo per una coscienza ripulita.



Altri tempi, quando Gallo scese in campo. Era l’estate 1970 quando, parroco, del Carmine, sopra il porto di Genova, se ne uscì in una predica domenicale con un discorso sulla droga quantomeno “scandaloso”. Era stata scoperta, da quelle parti, una fumeria di hashish e i giornali ci avevano dato dentro. Lui provò a precisare che c’erano altre “droghe” di cui parlare: dalle parole scritte su una pagella per cui un ragazzo poteva diventare “inadatto agli studi”, al bombardamento di un villaggio vietnamita definito “azione a difesa della libertà”. Scoppiò l’Africa: la città benpensante, Curia in testa, gli si scagliò contro; tanti lo difesero e per mesi, la chiesa del Carmine vide venire a messa giovani che da anni non frequentavano più nessuna parrocchia.



Per mesi, finché, il cardinal Siri (che, pure, in fondo in fondo apprezzava lo strano sacerdote) decise di darci un taglio: chiamò Andrea e gli fece sapere che la storia del Carmine era chiusa, finita. Don Gallo, che è sempre stato profondamente prete, obbedì. Almeno tecnicamente: lasciò il Carmine e si trasferì a San Benedetto al Porto dove il parroco, don Federico Rebora, lo accolse e gli diede spazio. Andrea non chiedeva di meglio e lì, in quegli anni, cominciò a occuparsi di emarginati e far nascere e crescere la sua comunità.



San Benedetto era al Porto e divenne “porto” per ogni sorta di disgraziati. Erano gli anni dell’eroina e ogni giorno, sulla sedia davanti alla poltrona smandrappata, si sedevano genitori disperati o ragazzi con la scimmia nelle vene. La Comunità cresceva e si allargava e di nuovo, Andrea, divenne pietra di scandali. Lo accusarono di ogni nefandezza, di aver comprato eroina per i suoi ragazzi (non si esclude che l’abbia fatto davanti a crisi di astinenza ingestibili), di plagio e chissà di quante altre cose.



Ma la città, questa volta, lo difese. Una volta, alcuni parrocchiani di primo piano decisero di scrivere al cardinale spiegando che Gallo aveva plagiato il povero e mitissimo don Rebora trasformando la casa parrocchiale in un ricettacolo di perversione. Il parroco, che era uomo di pochissime parole, lesse la lettera che Siri gli aveva fatto pervenire; poi, per la prima e l’ultima volta, la domenica in chiesa, ruppe il silenzio. Disse che ringraziava i parrocchiani per la missiva e per il pensiero, ma aggiunse con fermezza che a lui tutto quello che faceva Andrea andava benone e che si sentiva pienamente corresponsabile. La cosa finì lì e nessuno, più, risollevò il problema.



Oggi, a 37 anni di distanza, la Comunità significa sei cascine, un’ottima trattoria (“A’ Lanterna”), una libreria, una tipografia e tante iniziative, persino a Santo Domingo. Oggi, dopo migliaia di giovani vite salvate e rimesse in strada, nessuno osa più attaccare don Gallo. Andrea, a Genova, è un’istituzione ascoltatissima, va in tv, parla, interviene. E’ diventato, se vogliamo, una potenza. Ma resta dalla parte degli ultimi, con pervicacia e ostinazione. Per le amministrazioni è un interlocutore profondamente critico, sta con la sinistra estrema, con i pacifisti a oltranza e si becca anche le relative critiche.



Sul G8 ha cercato fino all’ultimo di mediare tra protesta e istituzioni, poi, davanti al corpo di Giuliani, ha scelto e ha gridato forte. Può permetterselo, perché Andrea Gallo, sacerdote, classe 1928, è sempre rimasto a fianco degli ultimi e sulla coerenza tra fede, pratica di solidarietà estrema e scelta pacifista, ha costruito la sua sfida al mondo. Accettarla è il modo migliore per augurargli buon compleanno.

postato da: TheTripper alle ore luglio 17, 2008 19:05 | link | commenti (3)
categorie: religione, attualità
sabato, 28 giugno 2008

La colonia diventa un hotel, a Salerno vescovo sotto accusa

(da Repubblica.it)



E' domenica e l'arcivescovo di Salerno ha scelto una chiesa di campagna per dire messa. La chiesa di San Luigi, nel comune di Mercato San Severino, venti chilometri a nord del capoluogo. Monsignor Gerardo Pierro ha il volto del curato di campagna. Piega le mani, poi le unisce e le indirizza a Cristo: "Beati i perseguitati dalla giustizia. E' loro il Regno dei cieli". Non invoca la preghiera dei fedeli per il corpo di Berlusconi ma per il proprio, trafitto oramai da una sequela piuttosto terrificante di accuse che fanno di questa diocesi, periferia di Roma, terreno di uno scontro che varca e di molto i confini dello spirito. Nel rosario dei reati supposti e temuti, denunciati o solo ventilati, non manca nulla: truffa, aggravata e non, pratiche ai confini dell'usura, investimenti finanziari ai limiti della legge, lottizzazioni più o meno abusive, pratiche religiose tra lo scabroso e il noir. I soldi, puliti o anche sporcati da menti criminose, stanno facendo affondare tutta la Diocesi nella vergogna di essere raccontata più dai fascicoli processuali che dalle sue opere di bene.



Sono oramai cinque anni che le gerarchie vaticane sono raggiunte da esposti firmati da preti e diretti contro altri preti salernitani. Da cinque anni, a singhiozzo, la Procura della Repubblica è chiamata a indagare, i finanzieri a perquisire, i tecnici della Banca d'Italia a valutare. Non c'è pace per questa chiesa, non c'è tregua per questo vescovo. La polizia criminale identifica e convoca chiunque abbia una tonaca. Sono più di trenta i sacerdoti che hanno dovuto rispondere a verbale. In trenta, cifra monstre, hanno varcato il portone del tribunale per difendersi o accusare, spiegare o solo ricordare. Per il vescovo una via crucisi infinita. Viene dunque alla mente, e assume un significato più denso, un altro passaggio della sua omelia domenicale: "Mi sento molto più sicuro quando i carabinieri sono con me".



L'ultimo esplosivo dossier spedito in Vaticano (e per conoscenza al Procuratore della Repubblica) porta la data dell'8 febbraio scorso ed è sottoscritto dal presidente dell'Istituto per il sostentamento del clero, don Matteo Notari. L'istituto gestisce le finanze della Chiesa e nelle sue casse entrano i soldi dell'otto per mille. In diciassette cartelle inviate al segretario di Stato, ai prefetti della Congregazione dei vescovi e del clero, e al Nunzio apostolico, enumera le anomalie di affari economici gestiti dalla diocesi di Salerno. Don Notari, poi non più proposto per la carica, denuncia il Vescovo, lo accusa di colpevoli omissioni: una colonia per ragazzi poveri ristrutturata con i fondi regionali e con l'otto per mille. La colonia viene però ceduta a una associazione privata a titolo gratuito. E qui il primo miracolo si compie: da colonia per poveri ad albergo per ricchi. La sala mensa trasformata in sala relax, al posto del biliardino la sauna, camere vista mare, e campi da tennis e tutto quel che serve per la trasformazione. Anche un nome nuovo: l'Angellara Home. Leggiamo dal sito web: "La deliziosa location ne fa la meta ideale per chi desideri coniugare una vacanza di sapore culturale al piacere di un soggiorno balneare". La location è però venuta deliziosa grazie ai fondi regionali, un finanziamento pubblico di tre milioni di euro consegnato da Bassolino che in pompa magna è andato persino a inaugurare il primo lotto dei lavori per il completamento del villaggio dei poveri. Un qui pro quo!



E un altro formidabile fraintendimento stava per accadere quando l'arcivescovo chiese all'istituto per il sostentamente del clero di deviare 500mila euro verso la spiaggia. "Cinquecentomila euro? E per fare cosa?", rispose il sacerdote che gestiva la cassa. Per realizzare una "spiaggia attrezzata per i presbiteri". Panche, sdraio, capanni, un campo da tennis. Il corpo affaticato dei presbiteri, prima che il loro spirito, si sarebbe dovuto ristorare in riva al mare. La tonaca a posto ma i piedi nell'acqua, magari anche con una bibita ghiacciata tra le mani.



I soldi non sono stati scuciti, ma l'idea è valsa un'altra denuncia. E ancora altri esposti, veramente una massa critica notevole, hanno raggiunto e oramai occupato anche gli anfratti delle stanze del Vaticano. Il cardinale Re è sepolto da questa teoria di accuse o solo sospetti, e tutti in qualche modo si dirigono contro il vescovo e le omissioni di cui si sarebbe reso responsabile.



Strano vescovo in verità monsignor Pierro. L'unico pastore a mettersi in coda nello scorso ottobre davanti al seggio dove si svolgevano le primarie del Pd: "Embè?". Impossibile a credersi, ma sui giornali locali resta impressa un'altra memorabile prova che ha concesso alla città: in ginocchio, alla destra del cardinale Martino che esibisce sull'altare della cattedrale di Salerno l'omaggio appena ricevuto dal suo riverito confratello: un rolex d'oro. Il rolex (corpo di Cristo?) è mostrato agli allibiti fedeli.



Con Pierro al comando tutto è possibile. E infatti tutto è già successo. Un processo, (siamo agli inizi del 2000) per appropriazione indebita. Indagine poi archiviata, ma densa di altri veleni: l'oggetto dell'inchiesta era una raccolta privata di danaro a fini speculativi. Investimenti in borsa, acquisto di valuta estera. Promotore il rappresentante dell'epoca dell'istituto per il sostentamento del clero, don Generoso Santoro. Lo stesso che in questi giorni è tornato davanti ai giudici per altri soldi, centinaia di migliaia di euro, racimolati da singoli investitori e poi un po' (forse) svaniti. Il vescovo dice di non sapere, l'avvocato del prete dichiara che il suo cliente si sente "minacciato" dal vescovo. Il Pm aggiunge carte alle carte.

Minacce, lettere, anonime e non, telefonate minatorie e anche molto di più.



Una Chiesa costellata da scandali: ora la religiosa peruviana che partorisce, ora il parroco del comune di Acerno che non trova più nei registri immobiliari il centro sportivo parrocchiale: venduto, donato, boh! Ora la comunità di accoglienza per ragazze madri messa in vendita, al miglior offerente, per sei milioni di euro. E una lottizzazione plurimilionaria in Baronissi, e i rapporti di fratellanza e di affari con i massoni della città. Non c'è più inchiostro per descrivere tutte le croci che deve portare sulle spalle questo monsignore, curato di campagna, chiamato oltre ogni ragionevole prudenza a guidare un gregge composto da lupi.


(26 giugno 2008)

postato da: TheTripper alle ore giugno 28, 2008 15:18 | link | commenti (2)
categorie: religione, società, scossa, vomitevole