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giovedì, 12 febbraio 2009

14 FEBBRAIO 2009
VISITA AL MUSEO DI PONTECAGNANO E DELL’AGRO PICENTINO
Dedicata a
“Gianni Bailo Modesti”
locandina san valentino 1
Il Museo Archeologico di Pontecagnano e dell’Agro Picentino è stato inaugurato nell’Aprile del 2007 con grande soddisfazione del Ministero preposto e del Comune che lo ospita.
Da allora sono trascorsi due anni durante i quali sono cambiate tante cose: ci ha lasciato Gianni Bailo Modesti, illustre archeologo ‘picentino’ di adozione che ha contribuito grandemente alla nascita ed all’allestimento del Museo, sono stato tagliati del 50% i fondi destinati al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, sono andati esauriti finanche gli opuscoli stampati illo tempore perché guidassero i visitatori tra le teche ricchissime di storia materiale del territorio, nel quale, nonostante tutto, viviamo ed operiamo. E’ risaputo che in tempi di crisi economica, il paniere delle fasce meno ricche della popolazione non si riempie di cultura perché stenta ad arrivare pieno di qualsiasi cosa alla fine del mese, eppure l’Associazione Culturale Aut Aut ed il Circolo Legambiente di Pontecagnano “Occhi Verdi” – quest’ultimo distintosi per la gestione decennale del Parco Archeologico dell’antica Picentia – hanno ritenuto opportuno lanciare una piccola, ingenua, appassionata sfida nel giorno di S. Valentino.
Il tema è “A S. Valentino porta al Museo la persona che ami” e noi aggiungeremmo che questo piccolo gesto compiuto proprio in quel giorno, comporta un duplice effetto positivo: in primis si rende partecipe la persona amata della memoria collettiva di un territorio dalla storia pluristratificata, nel quale l’insediamento urbano, conosciuto come Picentia dalle fonti romane, ha giocato un rilevante ruolo di mediatore culturale con tutto il Mediterraneo e di baluardo per i contatti con l’entroterra, un vero e proprio emporio, le cui vestigia ancora reclamano la loro parte ed il proprio ruolo tra gli scavi della città moderna di Pontecagnano. Ecco, partecipare della storia collettiva di un territorio noi riteniamo aiuti a conoscersi meglio, come un invito a prendere confidenza ed intimità con un passato che pure ci appartiene, come quando si sfoglia col proprio compagno un vecchio album di famiglia: quale giorno migliore dunque che riscoprirlo nel giorno dedicato all’amore.
L’altro effetto non trascurabile è quello che scaturisce dal fatto che liberi cittadini si prendano cura di una struttura, quale il Museo Archeologico di Pontecagnano e dell’Agro Picentino, che vanta un patrimonio archeologico tale da poter rappresentare per se stesso un’ inesauribile attrattiva per i turisti ed una fonte di ricchezza per il territorio che pure ha investito molto per la sua realizzazione.
L’appuntamento è per il 14 Febbraio 2009 davanti all’ingresso del Museo, in via Lucania a Pontecagnano: sono previste visite guidate gratuite dalle h. 9 alle 14, un piccolo aperitivo è offerto dall’Azienda Agricola ‘Terra di Vento’ insieme alle nocciole dei Picentini, offerte dall’Azienda Agricola Alfano. Infine per le signore, che hanno diritto all’ingresso gratuito, è stato preparato un piccolo omaggio.
Non mancate, il biglietto costa solo 2 euro!
Per info rivolgersi ai seguenti numeri: 3207531220 oppure ai seguenti indirizzi email aut.aut.associazione@alice.it; occhiver@tiscali.it
 
Associazione Culturale Aut Aut
Circolo ‘Occhi Verdi’ Legambiente Pontecagnano
postato da: Malamerika alle ore febbraio 12, 2009 15:45 | link | commenti
categorie: cultura, italia, avviso, storia, mondo, nazionale, attualità, città, società, sud , scossa
venerdì, 24 ottobre 2008

Io, finto mendicante, nella Salerno spietata: ma 2 bambini mi hanno sorriso

Un collaboratore del «Corriere del Mezzogiorno» ha trascorso il weekend a chiedere l'elemosina.



Il nostro collaboratore si finge mendicante

Il giornalista che si finge mendicante




 


SALERNO - Ho vissuto in un paese senza volti. Per due giorni sono diventato un intralcio, un ingombro da schivare con attenzione. Per un weekend ho osservato il mondo dal basso, a terra col capo chino implorando in triste silenzio una monetina. Ore trascorse senza che nessuno, tranne rare occasioni, mi rivolgesse uno sguardo, una parola. Nella mia ciotola più che il peso delle monetine ho sentito quello degli sguardi di sdegno. Mi sono confuso con coloro che minano il «decoro urbano e la vivibilità di Salerno». Per un weekend mi sono finto mendicante e ho sfidato la mannaia dell'ordinanza del De Luca «sceriffo». Ma anche nella Salerno «da bonificare» ho incontrato mani amiche, compassione e solidarietà. Indosso un cappello ormai sfibrato che mi copre anche gli occhi. A testa bassa proseguo per via Dalmazia con un'andatura confusa. Mi siedo sulle scale della chiesa di San Demetrio e tiro fuori la mia ciotola. Passeranno almeno venti minuti prima che una ragazza africana si chini verso di me e lasci cadere i primi 70 centesimi.


E ne passerà ancora di tempo prima di sentire nuovamente il suono delle monete che toccano il fondo della scodella. È una coppia di anziani: erano andati oltre, poi ci hanno ripensato. La signora torna verso di me e mi offre ben due euro. Passano due agenti della polizia municipale in moto, ma probabilmente un'auto in manovra copre loro la visuale. Per ora nessun disturbo. Io, per la mia attività di questuante, secondo la delibera di giunta numero 910 del 22 agosto scorso, rischio ben 250 euro di multa. Perché, come le prostitute, i trasportatori non residenti di rifiuti, i danneggiatori di opere pubbliche e i girovaghi, io inficio «il decoro» e il «senso di sicurezza della cittadinanza, con conseguenze negative per l'ordinato ed il sicuro vivere civile». Decido di spostarmi più avanti, verso uno slargo. Recupero qualche altro spicciolo, poi mi siedo su un marciapiedi. Qui intralcio davvero il passaggio. La gente è costretta a schivarmi. Torno verso la chiesa. C'è un bambino molto curioso della mia presenza. Entra in chiesa con la madre, poi all'uscita la convince a farsi dare qualche moneta e me la dona. È l'unico che mi guarderà negli occhi. Ormai è buio. In tasca conto 3 euro e 90 centesimi. Per la prima tappa di sabato scelgo il Lungomare. Tiro fuori la solita scodella e inizio a tendere la mano. Una volante della polizia attraversa il percorso pedonale; rallenta, mi fissano. Abbasso il capo nell'implorare di lasciarmi lì. Funzionerà. Alla fine racimolerò 3 euro e 80.


In prima serata il corso Vittorio Emanuele brulica di gente e di luci. Ma non sono più solo. C'è un mendicante, due che suonano la fisarmonica, un anziano africano che batte il jambè. La mia scelta ricade su un istituto di credito. Mi posiziono poco distante dallo sportello bancomat, mi siedo a terra. «Da dove vieni? Hai i documenti? Sei africano? Rumeno? Capisci l'italiano?». Due uomini, che non si identificano, sono scesi da un'auto e sono venuti verso di me. In modo cortese all'inizio. Io non rispondo. Li guardo con aria assente e faccio finta di non capire. «Toccagli i soldi, ti faccio vedere se capisce », dice uno all'altro che, però, non esegue. Continuo a tacere. Ormai sono stizziti. «Abbiamo già perso troppo tempo. Devi andare via, qui non puoi stare». Lentamente eseguo. Mi accompagnano con lo sguardo. È il mio primo contrattempo, senza voler valutare che fino ad ora il corso di Salerno mi ha «offerto» poco meno di un euro. Mi sposto altrove. Quando i negozi stanno per chiudere decido che può bastare. C'è una bambina bionda, avrà tre anni al massimo. Mi sorride e io ricambio. Proseguo, ma sento una vocina che mi chiama, che urla. È sempre lei: «Ciao signore!» Due bambini. Gli unici due che hanno avuto l'ardire di guardarmi in faccia. Ma l'aveva già osservato Saint-Exupéry: «I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta».



Luigi Colombo

21 ottobre 2008

postato da: TheTripper alle ore ottobre 24, 2008 13:03 | link | commenti (2)
categorie: attualità, città, società, sud , scossa
venerdì, 17 ottobre 2008

Sistema Cosentino


Quattro pentiti accusano: il sottosegretario era al servizio dei boss casalesi. Ecco tutti gli affari del politico di Casal di Principe. Con una holding di famiglia a cui avevano negato il certificato antimafia


 



E ora sono quattro. Un poker di pentiti di camorra accusa il sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino, nato a Casal di Principe, di avere intessuto un rapporto organico con il clan più pericoloso d'Italia: i casalesi.



L'ultimo verbale è stato depositato il 30 settembre scorso in occasione dell'operazione 'Spartacus 3' della Procura di Napoli, una retata che ha raccolto il plauso del capo dello Stato. Il pentito Domenico Frascogna ha raccontato ai pm che Cosentino è stato il postino dei messaggi del boss Francesco Schiavone, detto Sandokan per una vaga somiglianza con l'eroe salgariano. L'attuale sottosegretario avrebbe trasmesso gli ordini del capoclan, poi condannato a tre ergastoli e decine di anni di galera per reati gravissimi che vanno dall'omicidio all'associazione camorristica.



Pizza e pizzino I fatti narrati si svolgono tra la fine del 1995 e l'inizio del 1996. In quel periodo il boss, che ora è chiuso nel regime di isolamento più duro, è latitante. Cosentino è stato eletto consigliere regionale per Forza Italia con una valanga di voti (in provincia di Caserta una preferenza su tre è sua) e forte di questo bottino sta preparando l'approdo in Parlamento, che gli riuscirà nel 1996. A Casal di Principe Sandokan regna incontrastato e segue gli affari del clan nei rifiuti e nel calcestruzzo grazie a una rete di fiancheggiatori. Secondo il racconto di Frascogna, quando Sandokan vuol far sapere qualcosa ai suoi, si rivolge a Mario Natale, un avvocato proprietario di decine di immobili che circola su una Ferrari 550 Maranello e che è stato arrestato il 30 settembre scorso con l'accusa di essere il cassiere dei casalesi. Frascogna avrebbe visto Cosentino e Natale che andavano a casa di Nicola Panaro (un boss legato a Schiavone arrestato nell'ultimo blitz) per consegnare la lettera del capo. Non basta: il pentito racconta di avere assistito a un incontro a quattro nella sua pizzeria con Cosentino e l'avvocato Natale che consegnavano la solita lettera ai boss Raffaele Diana e Vincenzo Zagaria. Le accuse di Frascogna sono state rilasciate in tempi non sospetti, nel lontano 1998. La Procura le ha ritenute credibili e le ha allegate all'ordinanza di arresto contro i casalesi, ma non si sa ancora se le userà anche nel fascicolo segreto che vede indagato Cosentino.






In realtà il pentito non pronuncia mai il suo nome, ma solo il soprannome di famiglia, ereditato dal padre: 'o Americano'. Forse per questo nessun quotidiano nazionale ha valorizzato la notizia del sottosegretario postino del boss. Eppure i quattro verbali dei collaboratori di giustizia che 'L'espresso' pubblica a pagina 65 disegnano un puzzle davvero inquietante. Vediamo: per l'imprenditore di camorra Gaetano Vassallo (vedi 'L'espresso' n. 37 'Così ho avvelenato Napoli'), Cosentino controlla il consorzio per la raccolta dei rifiuti infiltrato dalla camorra, l'Eco 4, e gestisce la costruzione degli inceneritori in accordo con Sandokan. Per Michele Froncillo, un altro pentito citato nell'ultima indagine, anche il boss legato a Sandokan, Raffaele Letizia, ha rapporti con Cosentino per ottenere appalti. Mentre secondo quello che raccontava già nel 2000 il cugino di Sandokan, Carmine Schiavone, i primi patti elettorali tra i casalesi e Cosentino risalgono alle elezioni amministrative del 1982, quando Nicola Cosentino militava nel Partito socialdemocratico. Le accuse dei collaboratori di giustizia, anche quando sono concordanti, hanno valore solo se riscontrate, ma indubbiamente imporrebbero una riflessione. Invece sul caso è calato il silenzio. Nessuno sembra interessato davvero a capire chi è questo sottosegretario all'Economia di Casal di Principe che dispone di deleghe delicate sul Cipe, sul dipartimento del Tesoro e sulle frequenze radio e tv. Per comprendere meglio il fenomeno Cosentino, 'L'espresso' ha consultato informative prefettizie, visure camerali e catastali che riportano fatti certi, non parole di pentiti. A partire da un atto dal quale risulta che Nicola Cosentino ha comprato un terreno dal boss Mario Schiavone, arrestato nel blitz del 30 settembre scorso.






Una strada di Casal di Principe



A domanda il pentito risponde




 

Domenico Frascogna

Interrogatorio del 26 gennaio '98. "In pratica quando 'Sandokan' intendeva farci avere notizie utilizzava questo Natale (avvocato arrestato perché ritenuto prestanome dei casalesi, ndr) che peraltro svolgeva questo suo compito unitamente a un politico originario e abitante a Casal di Principe. Non ricordo il nome di questo politico ma so che viene soprannominato 'o Americano' (soprannome del padre di Nicola Cosentino, usato anche per il politico, ndr) che svolge l'attività imprenditoriale nel campo del gas Gpl. Se non sbaglio questo politico non opera a livello locale di Casal di Principe ma a un livello superiore. Mi sono incontrato con questo politico almeno un paio di volte

a casa di Nicola Panaro, fratello del noto Sebastiano (arrestato due settimane fa con il fratello, ndr).



Era insieme al Natale e si mise a parlare con Sebastiano Panaro al quale i due consegnarono anche la lettera di 'Sandokan'. La lettera, peraltro accuratamente sigillata con scotch, non fu aperta in quella circostanza in quanto era assolutamente vietato agli affiliati leggere le lettere inviate dal capo. In un'altra circostanza ancora il Natale insieme al politico in questione vennero alla mia pizzeria di Casapesenna... e consegnarono una lettera di 'Sandokan'

a 'Rafilotto'-Raffaele Diana e Zagaria Vincenzo, presente in quel momento nel mio locale. Questi due episodi si sono verificati tra la fine del '95 e l'inizio del 1996".



Michele Froncillo

Interrogatorio 4 febbraio 2008. "Raffaele Letizia detto 'Lello' era ed è esponente apicale del clan dei Casalesi per conto di Schiavone e in particolare a Massimo Russo detto Paperino e al fratello Giuseppe Russo anche durante il periodo di latitanza. Lo stesso ha rapporti con i politici come Coronella, Nicola Cosentino,

Nicola Caputo, come vi ho riferito in precedenti verbali; i contatti erano finalizzati a vincere le gare di importanti opere pubbliche".







Gaetano Vassallo

Verbale del 28 agosto 2008. "Confesso che ho agito per conto della famiglia Bidognetti quale loro referente nel controllo della società Eco 4 gestita dai fratelli Orsi. Ai fratelli Orsi era stata fissata una tangente mensile di 50 mila euro... Posso dire che la società Eco4 era controllata dall'onorevole Nicola Cosentino e anche l'onorevole Mario Landolfi (An) vi aveva svariati interessi. Presenziai personalmente alla consegna di 50 mila euro in contanti da parte di Sergio Orsi a Cosentino, incontro avvenuto a casa di quest'ultimo a Casal di Principe... La mia conoscenza con Cosentino risale agli anni '80, quando lo stesso era appena uscito dal Psdi e si era candidato alla Provincia. Ricordo che in quella occasione fui contattato da Bernardo Cirillo, il quale mi disse che ... Cosentino era uno dei 'nostri' candidati ossia un candidato del clan Bidognetti. In particolare il Cirillo specificò che era stato proprio 'lo zio' (Francesco Bidognetti condannato all'ergastolo, ndr) a far arrivare questo messaggio.



Carmine Schiavone

Udienza del processo Spartacus, 10 gennaio 2000. "Alle elezioni del 1982 la famiglia portò i candidati Nicola Schiavone e Peppe Natale, quei due erano i due principali poi ciascun gruppo (il clan dei casalesi aveva allora tre componenti: gli Schiavone, i Bidognetti e i De Falco, ndr) portava un altro. Il gruppo Bidognetti all'epoca appoggiò 'o Americano', Nicola Cosentino che stava nel Partito socialdemocratico italiano, il Sole che nasce. Il gruppo Bidognetti una parte votò a Cosentino e una parte votò al nostro gruppo. Dopo le elezioni io imposi che il sindaco lo doveva fare Francesco Schiavone (un avvocato, cugino del boss omonimo, ndr).



Poi uscii a settembre con la libertà condizionale e l'amministrazione fu composta così: Schiavone Francesco, mio cugino, come sindaco; Schiavone Nicola, assessore ai Lavori pubblici; Natale Giuseppe, assessore alle Finanze, al Personale, Cosentino che entrò a far parte dell'amministrazione... Per votare la giunta secondo le nostre direttive tutti quanti i consiglieri comunali vennero chiamati uno a uno da Mario Iovine e da mio cugino Sandokan e mi fu detto da loro. Venivano invitati, anche attraverso altri consiglieri, a salire in macchina e ad andare in determinate case. E loro dovevano comportarsi bene perché rischiavano di non tornare a casa. Andarono tutti e gli dissero che gli assessori dovevano farli quei personaggi che poi fecero gli assessori. Perché loro erano solo un numero, sennò venivano ammazzati".
(09 ottobre 2008)



postato da: TheTripper alle ore ottobre 17, 2008 11:00 | link | commenti (3)
categorie: italia, politica, camorra, attualità, sud , scossa, vomitevole
martedì, 02 settembre 2008

"NAPULE E' MILLE CULURE! NAPULE E' MILLE PAURE..."

Diceva bene Pino 'O Daniele:" Napule è mille culure..."! Ed infatti nel capoluogo campano se ne sono sempre viste di tutte le tonalità cromatiche!  E,di conseguenza, l'arci-pluri-vituperato popolo napoletano ne ha passate che ne ha passate...! Negli ultimi tempi,poi,Napoli ha scoperto addirittura altre 2 o 3 sfumature di colore nuove,mai considerate: il marrone "Bassolino" (parecchio più scuro del marrone "cacca"); il grigio "Jervolino" (molto più grigio di un giorno a Montecitorio,per dare l'idea); ed il nero "Bertolaso"(più o meno della stessa intensità cromatica  delle "camicie" di mussoliniana memoria)! Insomma,attualmente Napule è milletre culure!!!

No,io mi domando e dico: ma Napoli è solamente becera violenza? E' veramente solo scippi e/o borseggi?  E' davvero solo Camorra&Munnezza? Sento da più parti,anche qui a Battipaglia,con delle spaventose punte di acredine,persone affermare: "Addà scuppià 'o Vesuvio! Addà cummiglià a TUTT' QUANT' chilli zuzzus' de' napulitan'!". E magari a qualcuno di questi,("accidentalmente" scopertosi elettore del PD!),gli senti anche dire:" Oggettivamente Bassolino ha fatto il possibile per la spazzatura: aveva le mani legate!". Forse DOVREBBE AVERCELE le mani legate,a livello dei polsi,ma non ce l'ha...! Ed allora io dico: non confondiamo il male con la vittima! Il clan dei Casalesi e la Camorra tutta non è Napoli: è il suo cancro sociale! Bassolino&Jervolino non è Napoli: è il suo oppressore! La munnezza soffocante non è Napoli: è il suo sfregio in pieno volto! I tifosi violenti di domenica scorsa non è Napoli: è la sua vergogna! Il Napoli Calcio vanta 6 milioni di supporters nel mondo: quei 1000/1500 "ciechi" che hanno devastato le stazioni ferroviarie, rappresentano una percentuale molto vicina allo zero degli stessi! I camorristi organizzati equivalgono ad una parte quasi infinitesimale del popolo vesuviano! L'unica imputazione che si può muovere ai campani,e ai napoletani in special modo,è la stessa che si potrebbe indirizzare verso la stragrande maggioranza dell'Umanità: di accettare di vivacchiare nell'Ignoranza!...attenzione,parlo di quella con la "I" maiuscola...! Forza Napoli!Forza Campania! Forza Sud! Forza...vabbuò,W l'Italia,che suona meglio và!

"VOMITARE&SOVVERTIRE"

 

postato da: SognoRosso alle ore settembre 02, 2008 16:10 | link | commenti
categorie: italia, attualità, sud , vomitevole
mercoledì, 30 luglio 2008

Gli Addetti stampa fiduciari e il Curriculum Vitae strappato

da "il Sole 24 Ore"


Storie di mala amministrazione ufficializzata al Sud




Come si assegna un incarico da Responsabile dell'Ufficio Stampa del Comune di un piccolo centro di 7000 anime nel Cilento? Ad Altavilla Silentina (in provincia di Salerno) non vanno troppo per il sottile.

Sei laureato allo IULM? Non basta. Un master alla Bocconi? Non serve. Stage all'estero più esperienza di lavoro decennale presso la Pubblica Amministrazione? Non è un titolo.

L'unico criterio per l'affidamento dell'incarico – si legge nel Bando ufficiale pubblicato nella bacheca comunale e sul sito Internet istituzionale del Comune (www.comune.altavillasilentina.sa.it ), su cui tra l'altro non è più reperibile, - "è l'affidamento fiduciario".

All'articolo 5 (relativo ai Criteri per il conferimento degli incarichi) si legge infatti che, a seguito di tale disposizione, per l'incarico in questione



"non è posta in essere alcuna procedura concorsuale o paraconcorsuale, non sono previste graduatorie, attribuzione di punteggi o altre classificazioni di merito, nemmeno con riferimento all'ampiezza, frequenza e numero degli incarichi già svolti dai concorrenti (circostanze che non costituiscono titolo di preferenza) o all'esperienza maturata".



Per concludere poi con un capolavoro di beffardaggine istituzionale che recita così:



"il curriculum professionale, così come gli altri elementi integranti la domanda, hanno il solo scopo di manifestare la disponibilità all'assunzione dell'incarico, il possesso delle condizioni richieste e la conoscibilità dei soggetti interessati".



A ciò vanno poi aggiunti i tempi ristrettissimi di pubblicizzazione del Bando, pubblicato il 9 luglio 2008 e scaduto il 19 luglio 2008: soli 10 giorni.


Uno dei due (!) partecipanti al concorso nonché giornalista di esperienza pluridecennale (ovviamente scartato) ci ha scritto tutto il suo rammarico di "whatchdog of democracy" che deve assistere impotente a simili episodi di calpestìo dei diritti civili da parte di chi sarebbe invece deputato a garantirli ai propri concittadini ed elettori. Poco importa se sotto tutele legali o istituzionali.





"Non offrirò mai il caffè agli amministratori del mio paesino di origine"



Lo confesso, certe volte – se penso a quello che accade nel mio paese d'origine – mi sento come il generale Aureliano Buendìa che partecipò a diciassette guerre perdendole tutte. E lui, quand'era ancora colonnello, ci aggiungeva anche trentadue sollevazioni civili, tutte fallite, inutile dirlo. Il professore Fernando Iuliano potrà spiegarlo a chi di dovere che è l'eroe di "Cent'anni di solitudine", di Gabriel Garcia Marquez. Poi ci sono delle giornate caratterizzate da improvvisi scatti, slalom entusiasmanti e m'illudo di nuovo di rimettermi in pari. Il 9 agosto sarò ad Agropoli, al Castello Medioevale, per parlare della mia produzione culturale, e non ho invitato il mio sindaco a parteciparvi. Di seguito capirete il perchè. Ed ancora: il giorno di Ferragosto il gruppo Rizzoli - Corriere della Sera venderà oltre un milione di copie di una storia ambientata in Africa ma che ha come protagonista un altavillese, Carmine Iorio. La penna brillante di Gian Antonio Stella, giornalista e scrittore di fama, gli ridarà quella rivincita che la fucilazione dell'oasi di Gialo, avvenuta nel 1928, gli negò. Quell'italiano che si trasformò in beduino arabo per agguantare un'identità diversa da quella di "carne da macello" alla quale il colonialismo italiano italiano l'aveva destinato. Un personaggio da film, il nostro Carmine Iorio. Ne ho scritto anch'io, nonostante mio nonno Amerigo intimasse il silenzio al solo sentirne parlare: "Citto!, che è vergogna", diceva. Con altri "maledetti", penso a Francesca Cerniello, l'amante di Gaetano Tranchella, come ai discendenti diretti dell'artista Solimena, hanno contribuito a creare quell'aureola romantica ed avventurosa che permea il nostro paese e che affascina chi ne viene a contatto. E' soprattutto questo, non l'acqua della Fontana dei "Franci", o i meloni scuri di una volta, che faceva restare sulla nostra collina, per tutta la vita, il forestiero di passaggio. Una politica intelligente di promozione turistica e dei nostri prodotti tipici doveva cominciare da qui. Personalità come padre Candido Gallo, Tesauro Olivieri, Rosario Messone e Francesco Di Venuta dovevano essere coccolate ed agevolate. Gli altavillesi che assicurano professionalità riconosciuta nel mondo dei mass media –, a prescindere da chi scrive queste noterelle, sono in diversi. Tra i quali alcuni giovani molto brillanti e assai promettenti. No, non ci sarà mai un'Oscar per loro, e meno male vista la grancassa un po' eccessiva, giusta per gli sportivi ma disdicevole per gli uomini di penna, ma vivaddio, un po' di considerazione in più non guasterebbe.

La lunga premessa mi serve per arrivare all'ultimo bando pubblico bandito dal nostro comune. Ohibò, nientemeno una selezione pubblica, per selezionare un addetto stampa al quale affidare anche la gestione di alcuni eventi culturali. Logica avrebbe voluto che fra i locali, o almeno con chi potesse sfoggiare genitori indigeni o una moglie del posto, fosse stato scelto il meglio su piazza. Invece no. Eliminato (incredibile!, dicendolo esplicitamente nel bando) con ogni valore al currulum, ai titoli professionali o alle esperienze (pur richieste) si è preferito una nomina "fiduciaria" per un non altavillese. E non si tratta di Vittorio Sgarbi o di Gian Antonio Stella. E' evidente che al duo Giancarlo Peduto (responsabile affari generali) – Antonio Di Feo (sindaco) è, come si dice in questi casi, sfuggita insieme la frizione e l'acceleratore. In un campo delicato qual è la comunicazione e la cultura si è messo nero su bianco che si preferiva fare una nomina più che clientelare, dalla natura francamente del tutto oscura. Anch'io ho presentato domanda, curriculum e titoli e sic stantibus rebus preferisco continuare a fare ciò che faccio che mettermi a capire cosa passa per la testa a Peduto – Di Feo, ahimè oggi ancora le due figure apicali del mio paese. E poi mi piace essere un po' vanitoso, immaginarmi come il Buendìa di Marquez.

I due nostri eroi sappiano che sono forti perchè garanticono un gruppo di potere, una vera e propria poliarchia, che da troppi anni ingessa tutti e tutto. C'è decisamente bisogno di alternanza, di aria nuova, perché la democrazia quando ne è priva così a lungo non funziona, e la deriva che ne segue è spesso costellata non dalla corruzione monetaria (che è sempre comprensibile e finanche socialmente accettabile) ma da quella peggiore, dell'etica individuale e collettiva, che va ad inficiare i modelli e gli esempi ai quali sono molto sensibili le generazioni più giovani. L'immobilismo imposto, la logica del cane che non mangia cane o del scagli la prima pietra solo chi è senza peccato, non sono dimostrazioni di saggezza: ammazzano la capacità di intraprendere ed il valore del merito. Deprimono un'intera comunità. Io mi tiro fuori, esco dal gregge, perché  amo il poeta greco Kavafis, soprattutto quando dice: "E' bello difendere Termopili/ anche se lo sappiamo che alla fine i barbari passeranno". E noi, i barbari ce li abbiamo in casa. Gli offriamo il caffè al bar, la domenica mattina. Io, se mai l'ho fatto, mi chiamo fuori, giuro che non lo farò più.      


-Oreste Mottola-



postato da: TheTripper alle ore luglio 30, 2008 14:00 | link | commenti (1)
categorie: attualità, società, sud